Conte: "Cresciuto a pane e Juve? L'arrivo fu difficile"


Antonio Conte nell’intervista esclusiva rilasciata a Veltroni ha parlato anche della sua infanzia a Lecce. Un’infanzia “segnata” da suo amore incondizionato per il calcio: “Come ho iniziato a giocare? È mio padre che ne ha il merito – ha confessato – Lui è stato il presidente di una squadra storica della mia città: la Juventina Lecce. Era un po’ tutto. Presidente, allenatore, magazziniere. Sono cresciuto a pane e pallone”.
quella maglia bianconera — E coincidenza vuole che la maglia di quella squadra era bianconera: “Mia mamma faceva la sarta, ricordo abiti da sposa bellissimi che confezionava lei. Mio padre noleggiava auto e portava i bimbi a scuola. I miei non mi hanno fatto mai mancare nulla, anche se non navigavamo nell’oro. Il tifo? La mia famiglia tifava Lecce e Juve”.
l’arrivo a torino — Nel 1991 Conte sbarcò a Torino: “Erano venuti a vedermi Vycpàlek e poi Sergio Brio. A novembre ebbi due proposte, dalla Roma e dalla Juventus. Ma poi mi chiamò Boniperti per dirmi: ‘Devi venire alla Juve, passami la mamma’. Lei era molto riservata, insomma non voleva parlargli. Voleva rassicurarla… L’impatto fu traumatico. Ricordo che ero in albergo ad aspettare il dottor Agricola per fare le visite mediche. C’era una nebbia che non si vedeva a un metro e per me, che venivo dal sole e che fino a ottobre andavo al mare, fu un trauma. Il primo anno alla Juve fu difficile per il clima, per tutto. Io davo del lei a tutti i giocatori, non riuscivo a dar loro del tu: per me erano idoli visti nelle figurine. Ritrovarmi accanto a Baggio, Schillaci, Julio Cesar mi sembrava un sogno. Al presidente davo anche del voi, perché da noi, al sud, il voi è superiore al lei…”

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