Sanabria, dubbi e pressione Rush finale: si gioca il futuro


L’involuzione di Antonio Sanabria non si ferma. Senza reti dal 17 febbraio scorso, dopo un avvio esaltante – tre reti nelle prime quattro partite giocate con i rossoblù – il paraguaiano ha fallito domenica sera un rigore pesantissimo proprio contro una delle due squadre, la Roma (l’altra è il Sassuolo) in cui aveva giocato nella sua prima e poco felice esperienza italiana, quando era appena diciassettenne. Ieri, a fine partita, i compagni si sono stretti intorno a lui, incredulo per l’errore e ben sapendo che una vittoria sui giallorossi avrebbe di fatto spianato la strada in anticipo verso una salvezza che rimane invece ancora in bilico.
Meritarsi il riscatto — Il Genoa (che ha speso mezzo milione di euro per il prestito) vanta un diritto di riscatto su Tonny che si dovrebbe trasformare in obbligo (a venti milioni) dopo nove gol in questa sua prima stagione nel Grifone. A tre gare dalla fine del campionato, rimane per Sanabria un obiettivo quasi irraggiungibile. Il suo compito adesso – dopo dodici presenze in serie A, di cui nove da titolare – è quello di dimostrare con i fatti che può meritare un posto nel Genoa che verrà. Tutta colpa sua? Probabilmente no: modulo a parte, Sanabria si è trovato a raccogliere un’eredità troppo pesante come quella di Piatek, su una piazza che gli ha messo addosso grande pressione, aumentata ancora di più quando i risultati non arrivavano e la classifica si è fatta preoccupante. Criscito ha promesso di cedergli anche il prossimo rigore: Tonny accetterà?

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