Kakà: "Stasera vince il Milan Paquetà? Niente paragoni"


Una nuova vita senza calcio, ma il Milan c’è sempre. Kakà per i tifosi rossoneri resta Ricky e prima o poi in qualche forma tornerà. “L’Italia è nei miei pensieri e piace molto anche a Carolina. Quando sarà il momento non lo so, ma l’Italia è sempre nel mio radar”. Per ora c’è la passione per lo sci (“in Colorado, una vacanza stupenda”), c’è la scoperta del surf e c’è pure il secondo matrimonio in arrivo l’anno prossimo. Un Kakà nuovo con le stesse radici: sabato prossimo Ricky scenderà in campo insieme a tanti altri ex del Milan a Liverpool. Un modo per ricordare un periodo d’oro, a quasi dodici anni di distanza dall’ultima finale europea giocata. “Il Milan sta tornando in alto, ci vorrà tempo, però si può certamente parlare di un Rinascimento della Milano del calcio. L’Inter era già tornata in Champions, anche se poi non è andata bene, il Milan adesso è terzo. È già qualcosa”.
È stato difficile per i tifosi imparare ad accontentarsi…
“La Juve è lontana, però Leo e Maldini stanno lavorando bene. La squadra sta crescendo con una spesa molto relativa, i bilanci migliorano. È importante tornare in salute economicamente”.
Quanto conta il fattore Gattuso per questo Milan?
“Moltissimo e si è visto nei momenti difficili. Rino ha il Dna rossonero e se torna in Champions League è perfetto”.
Piatek viene accostato a Shevchenko e Paquetà a lei. Le sembra appropriato?
“Piatek è forte, è un bomber, ma paragonare è nocivo. Quello che impressiona di Piatek è che sia sempre al posto giusto nel momento giusto. È veramente un bell’acquisto”.
Lei si rivede in Paquetà?
“Ripeto, i paragoni non mi piacciono, non sono giusti. Ma è bella la scelta di tutti e due, la sua di venire al Milan da giovane e quella del Milan che lo ha preso. La sua strada è in Europa, Leo sarà importante per lui quanto è stato per me. E poi è un brasiliano, cresciuto nel Flamengo, questo ricrea passione fra il Brasile e il Milan, riavvicina i due club. Mi fa doppiamente piacere che faccia cose belle con il Milan, mi fa tornare ai momenti belli e ai giorni vissuti lì. Lui e Piatek si costruiranno la loro storia, non devono pensare a quelle degli altri”.
Sembra finita invece la storia di Icardi con l’Inter. Secondo lei che cosa è stato sbagliato nella gestione della vicenda?
“So poco e non entro nel merito. Certamente Maurito è un giocatore che sposta gli equilibri. In questo mondo dominato dai social è difficile per i giocatori gestirsi, è un rischio molto grande, perché loro sono celebrità. Devi riuscire a dividere il personale dalla carriera, tenere separati i piani. Non è semplice, ma Icardi è importante per la squadra. Penso che la cosa migliore sarebbe dirsi ‘parliamone, davvero’”.
Che impressione le ha fatto l’impresa di Cristiano con la Juve contro l’Atletico?
“Non mi sorprende per quello che è, mi sorprende perché è ancora a questi livelli. Credo ci sia anche un effetto Messi, questa sfida continua, questa voglia di superarsi sempre. A 34 anni e dopo tanti successi Cristiano trova ancora delle motivazioni sorprendenti”.
La stupisce la crisi del Real Madrid?
“I cicli finiscono, quindi da questo punto di vista direi che è logico avere un calo dopo aver vinto tanto. Forse sorprende il modo, l’uscita di scena perdendo male con l’Ajax al Bernabeu, quel 4-1 sembra un risultato inusitato. ma il Real avrà tempo per ricominciare”.
È tornato Zidane per guarire la squadra.
“È stato un grande giocatore ed è un grande allenatore, l’unico se non sbaglio ad avere vinto tre Champions League di fila. Certo, aveva Cristiano Ronaldo. Ora vediamo che cosa farà Zidane senza un trascinatore come Cristiano, un grandissimo protagonista”.
A lei sono mancate le motivazioni sempre rinnovate di Cristiano?
“Io ho avuto tanti infortuni. La forza mentale non mi mancava, avrei voluto vincere anche altri Palloni d’oro, ma quando ti fai male devi pensare prima di tutto a tornare in forma. Avrei dovuto convincere Mourinho a farmi giocare di più, ma al Real Madrid, con tanti grandi giocatori, era difficile”.
Il suo rapporto con Mourinho è stato complicato?
“Mai avuto problemi con lui. Faceva le sue scelte e non potevo far altro che cercare di convincerlo. Ho sempre rispettato le sue decisioni”.
La sua carriera non è stata lunga come quella di Cristiano, anche se ha avuto tante soddisfazioni. Ha dei rimpianti in proposito?
“Forse avrei potuto prendermi presto un fisioterapista che si prendesse cura di me sempre: ripensando ai problemi che ho avuto, questo mi avrebbe aiutato a rendere di più, anche se ho avuto la fortuna di giocare in club molto organizzati. C’era un grande staff, ma anche tanti giocatori da seguire. Avrei dovuto investire di più su me stesso. L’ho fatto negli ultimi anni, avrei potuto farlo prima”.
La carriera le ha comunque dato tanto e fra meno di una settimana ritroverà il suo vecchio Milan.
“Sarà una bella festa, il nostro era veramente un gruppo bellissimo con un bello spirito. Ma devo dire che mi piace molto anche la personalità della squadra che Rino sta creando”.
Kakà, ormai ha passato più di un anno senza calcio. Si sente un po’ vecchio?
“Vecchio no, ma è strano. Sto viaggiando molto, sto di più con i miei figli, faccio cose che non riuscivo a trovare il tempo di fare, tipo sciare, o surfare. Ho vissuto il prima e il dopo, adesso il calcio è diverso, ai miei tempi non c’erano i telefonini che fotografavano tutto. Io posso paragonare i momenti”.
E magari a Liverpool le verrà un po’ di nostalgia. Ma prima c’è il derby da vedere. Chi vince?
“Il Milan. Segnano Piatek e Paquetà”.
Perché in fondo a Kakà piacciono i ricordi, ma le storie nuove forse di più.

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