Yao: "Il Mondiale in Cina? Vale come la mia Nba"


Il padrone di casa a Shenzhen è un gigante di 229 centimetri che non passa mai inosservato. Non solo perché in Cina è un monumento, quasi come la Grande Muraglia, ma perché col suo talento ha contributo a rendere il basket uno dei punti di riferimento del paese che ospita il primo Mondiale della storia a 32 squadre. Yao Ming sarà con Kobe Bryant il grande cerimoniere del sorteggio della prima fase delle 11:45 italiane, e il suo talento che l’ha portato fino in Nba (prima scelta assoluta nel 2002) è uno dei motivi perché la Cina ospita per la prima volta nella sua storia il torneo iridato. A 38 anni, dopo aver chiuso la carriera per colpa dei troppi infortuni, Yao ha fatto tesoro delle lezioni imparate negli Usa e le ha messe al servizio del suo paese. Come capo della CBA, il campionato cinese di basket la cui popolarità continua a crescere. E come ambasciatore del Mondiale che comincia il 31 agosto.
Yao, cosa si aspetta da questo Mondiale?
“Prima di tutto che la Cina guadagni un posto alle Olimpiadi di Tokyo. Ricordo ancora i Giochi 2008 a Pechino e quello che fecero per noi. Mi aspetto che il Mondiale ci dia un’altra spinta per promuovere il basket in Cina. E sarà anche la piattaforma perfetta per mostrare al resto del pianeta quanta passione ci sia per questo sport qui da noi: vedrete tifosi veramente appassionati”.
Le piacerebbe essere in campo?
“No, sono troppo vecchio per giocare. Ma ognuno di noi, nei rispettivi ruoli, è da sempre al servizio della nostra nazionale. Magari in passato come giocatore, e oggi da coach, come il c.t. che ha giocato con me, o da dirigente come me”.
Come pensa che la sua carriera in Nba abbia aiutato la crescita del basket in Cina?
“Ha aiutato a far conoscere il basket internazionale ai nostri tifosi. E mi aspetto che in questo mondiale abbia lo stesso effetto”.
Qual è la lezione più importante che ha imparato in Nba?
“L’inglese. Non parlavo una parola prima di andare a Houston. Conoscere questa lingua mi ha aperto tante porte, mi ha permesso di viaggiare il mondo e confrontarmi con diversi modi di intendere il basket. Non c’è solo un modo di giocare, ma esistono tanti stili diversi. Basti pensare alla differenza tra basket Fiba e Nba”.
Come è cambiato il rapporto col basket in Cina?
“Ricordo quando lo guardavo da bambino: le arene erano piene di gente, i tifosi applaudivano i giocatori in campo. Quasi 40 anni dopo, i nostri palazzetti sono più grandi e più confortevoli, il pubblico è cresciuto come l’interesse dei media. Penso che la passione non sia cambiata in tutto questo tempo, ma che il basket abbia raggiunto molte più città e molte più aree del paese di prima”.
Servirebbe un altro giocatore cinese in Nba per crescere ulteriormente?
“Sono convinto che prima o poi succederà. Abbiamo un enorme bacino di potenziali talenti da cui pescare, dobbiamo solo migliorare il nostro sistema di sviluppo e aspettare con pazienza che i nostri giovani crescano”.
L’Nba ha una popolarità enorme in Cina: è sempre stato così?
“No. Quando io ero bambino, i nostri eroi erano i giocatori che andavano in nazionale a rappresentare il nostro paese. Non solo nel basket, ma in ogni sport. Quando l’interesse per il basket è cresciuto, abbiamo scoperto l’Nba e l’Eurolega. E poi abbiamo fondato il nostro campionato, la Cba”.
Quanto è popolare il campionato cinese?
“Stiamo crescendo. Abbiamo 20 squadre in 19 città diverse, con Pechino che ne ha due. L’arrivo di stranieri come Stephon Marbury, che in 8 anni qui ha fatto tantissimo, hanno aiutato sia a far crescere il livello del nostro torneo sia a migliorare i talenti cinesi che si sono potuti confrontare con loro. Stiamo anche sviluppando il nostro marchio e migliorando il rapporto tra squadre, giocatori e tifosi. Stasera cominciano i nostri playoff, un’altra occasione di crescita. Mi piacerebbe che i tifosi di tutto il mondo, oltre che la Cina, scoprissero anche noi”.

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