Negli abissi con una pinna Czyz, impresa da record


Scenderà negli abissi dove nessuna persona con disabilità aveva osato arrivare. Là nelle profondità del mare dove la luce si fa sempre più fioca e il buio avvolge nella sua stretta. Wojtek Czyz, ex atleta paralimpico pluripremiato nel salto in lungo e nella corsa – con un palmares di 12 ori, 2 argenti e 2 bronzi – il 27 e il 28 aprile prossimi, a Tahiti, tenterà due record mondiali per atleti disabili: apnea in assetto costante e apnea dinamica. Accanto a lui Herbert Nitsch, una leggenda della disciplina con 33 record del mondo in apnea e detentore del primato No Limits con -214 metri sotto il livello del mare. Rispetto ai cosiddetti normodotati il 38enne tedesco potrà utilizzare una sola pinna per immergersi. Wojtek infatti ha subito un’amputazione all’età di 21 anni quando giocava da calciatore professionista nella squadra Fc Fortuna Koln di Colonia. Nel settembre del 2001 durante una partita ha subito un fallo che lo ha messo fuorigioco. Nonostante l’intervento dei medici la situazione si è complicata tanto da arrivare all’amputazione transfemorale alla gamba sinistra. Wojtek fatica a ripartire: “Dopo l’incidente la mia vita era finita e non avevo nessuna motivazione per guardare avanti. Per fortuna sono stato circondato dalle persone giuste che mi hanno aperto gli occhi e nuove prospettive come lo sport paralimpico”.
Cosa l’ha spinta a ripartire?
“Da quando ho iniziato a camminare, ho desiderato diventare un calciatore. Dopo l’incidente ho visto il mio sogno infrangersi. La possibilità di essere di nuovo uno sportivo professionista mi ha dato la forza per continuare. Ho scoperto il mio nuovo amore, l’atletica”.
La sua vicenda ricorda, con le debite differenze, quella di Manuel Bortuzzo. Che idea si è fatto del giovane atleta?
“Manuel è già un eroe per molte persone. Con la sua scelta di andare avanti, sta mostrando di essere un uomo dal forte carattere. È lo stesso uomo di prima dell’incidente e se continuerà ad allenarsi, sono certo che diventerà un grande ambasciatore per lo sport paralimpico italiano e fonte di ispirazione per molte altre persone”.
Come si sta preparando al record?
“Sono stato atleta professionista per circa 12 anni ed insieme a mia moglie Elena Brambilla, ex campionessa italiana di salto in alto, siamo abituati ad allenarci in modo intenso. Per questo motivo abbiamo invitato a bordo del nostro catamarano Imagine uno dei migliori freediver al mondo, Herbert Nitsch, anche conosciuto come ‘The deepest man on earth’, per aiutarci a preparare questo evento unico. Con Herbert mi alleno quotidianamente e intensamente alternando oceano e piscina.
C’è qualche differenza tra l’allenamento di un normodotato e quello di una persona con disabilità?
“Nel programma di allenamento non ci sono differenze. La tecnica invece è diversa ed è dovuta al fatto che ho solo una pinna e dobbiamo adattare il tutto in funzione di questo”.
Avete già un’idea della profondità raggiungibile?
“La profondità non è ancora stata stabilita, visto che l’allenamento con il mio mentore e coach Herbert Nitsch è iniziato da poco”.
Immagino serva anche un materiale tecnico particolare…
“Ho solo una pinna. La collaborazione con O.ME.R e Umberto Pellizzari mi ha permesso di avere materiale di altissima qualità e confezionato specificatamente per le mie esigenze. L’azienda mi ha confezionato una muta disegnata per il mio corpo e per il mio lato amputato. La pinna Up2 è in carbonio e verrà utilizzata sia per l’apnea in assetto dinamico che per l’apnea costante. La stresserò molto: dovrà sempre stare in “spinta” essendo l’unica fonte di propulsione a mia disposizione.
È a dieta?
“Mia moglie Elena è incaricata della dieta. Mi prepara cibi sani, leggeri e di facile digestione così da permettermi di allenarmi nelle condizioni migliori”.
Dopo aver abbandonato l’agonismo, con sua moglie avete fondato Sailing4handicaps. Cos’è?
“È un’associazione no profit (www.sailing4handicaps.de, il sito è anche in lingua italiana) con lo scopo di aiutare persone amputate alla gambe nei paesi meno ricchi del mondo ad ottenere una protesi che altrimenti non potrebbero permettersi per gli elevati costi. Io e Elena stiamo facendo il giro del mondo a bordo del nostro catamarano. Con l’aiuto di un ortopedico meccanico, costruiamo protesi che poi doniamo gratuitamente a disabili che incontriamo durante il viaggio. Io insegno loro a camminare (data la mia esperienza personale) ed Elena si cura della parte di riabilitazione”.
Quante protesi avete donato?
“Ad oggi abbiamo costruito e donato 39 protesi tra Marocco, Santa Lucia, Saint Vincent, Grenada e Galapagos”.
Com’è possibile costruire le protesi sul catamarano?
“Abbiamo allestito sul catamarano una piccola officina meccanica. Quando arriviamo in una nazione prestabilita, un ortopedico meccanico ci raggiunge a bordo e rimane con noi 2 settimane, il tempo necessario per costruire e donare circa 10 protesi”.
C’è una storia che le è rimasta più nel cuore?
“Nell’isola di Santa Lucia abbiamo aiutato una ragazza di poco più di vent’anni, madre di un piccolo di un anno, che aveva perso la gamba in seguito a un colpo di arma da fuoco sparatole da un uomo geloso. Non poteva lavorare o prendersi cura del bambino. Dopo aver ricevuto la protesi ha aperto subito un piccolo negozietto, ha potuto accudire il suo bambino e sentirsi una donna completa e appagata”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *