La versione di Serse Cosmi "Salvo il Venezia e poi…"


L’uomo del fiume è arrivato in laguna e ha ritrovato la serenità. Non perché Serse Cosmi al debutto nel Venezia ha pareggiato con il Palermo. Ma perché ha una panchina, il suo habitat naturale, dopo mesi di sconforto: la smorfia della moglie, quando ne parla, è eloquente. Ora una panchina ce l’ha. E ha anche il mare. “L’acqua è una componente che influisce su di me”.
E poi c’è Venezia.
“Una città di valore mondiale, ci sono stato tante volte, anche dopo il casino per il fuorionda di Striscia (marzo 2001, ndr): Gaucci mi diede tre giorni per distrarmi e venni qui”.
Inzaghi per due anni ha abitato a Mestre. Zenga invece a Cannaregio, nel cuore di Venezia.
“Per il lavoro preferisco stare a Mestre, ma non rinuncerò a conoscere meglio Venezia. Spero Poggi mi faccia da guida”.
Perché il mare l’ha segnata?
“Dopo 14 anni tra Arezzo e Perugia la prima volta via da casa è stata Genova, stagione molto profonda. Poi a Lecce e Trapani esperienze meravigliose”.
Lì giocava per vincere, qui si deve salvare.
“La squadra ha le qualità per venirne fuori. Il problema è che gli avversari sono molto più forti rispetto al passato”.
L’anno scorso salvò l’Ascoli.
“Sette mesi incredibili, vissuti nella precarietà. Ascoli vive il calcio in maniera viscerale, come piace a me, però non è stata fatta nemmeno una cena di commiato. Con il cambio di proprietà è legittimo fare altre scelte, ma pensavo di restare e ho perso altre opportunità”.
Si aspettava qualcosa di prestigioso?
“Quest’anno sì. E mi aspettavo una chiamata prima, non da quattordicesima scelta. C’è stato un attimo in cui il mio livello nervoso stava debordando”.
La voleva il Verona.
“Faccio fatica a parlarne perché l’allena un ragazzo che ho allenato come Fabio Grosso e non è stato bello vivere quella situazione, che non ho creato io”.
Non è che ha accettato il Venezia perché era l’ultimo treno?
“No, ho voglia di lavorare. Però preferirei partire dall’inizio, i risultati migliori li ho raggiunti così. Subentrando, come se chiamassero la Protezione Civile, non puoi lavorare bene”.
Se salva il Venezia avrà il contratto rinnovato.
“L’ha proposto la società, un gesto di fiducia che apprezzo”.
Tacopina è ambizioso, fa fatica a parlare di salvezza. E se le chiederà la A?
“Oggi la salvezza è il primo e unico obiettivo, se poi il presidente mi chiederà la A sarà una prospettiva affascinante”.
Il Venezia dei playoff con Inzaghi giocava come quello del suo debutto: difesa e contropiede.
“Dovevamo stare più alti, non ci siamo riusciti per il valore del Palermo, che nell’ultima mezzora ci ha schiacciati, e per il timore che ha chi non fa risultati: cosa da eliminare in fretta”.
Con Inzaghi è amico?
“Sì, da Formentera, dove riusciamo a non parlare di calcio. Gli ho chiesto qualche consiglio sui giocatori, è stato gentile”.
E con Zenga?
“Ho sempre avuto un buon rapporto con lui. Ora non è il caso di parlarne”.
Il Palermo l’ha entusiasmata: andrà in A col Brescia?
“Per struttura è più forte di tutti. Il Brescia è più libero mentalmente, è l’anno giusto: bravo Cellino, passare da Caracciolo a Donnarumma non era facile. Ma Benevento e Verona hanno rose top, e il Lecce gioca bene”.
Corini a parte, sono squadre allenate da suoi cavalli…
“Grosso, Bucchi, Liverani, Stellone: sfidarli mi fa sentire più giovane. Mi rivedo in Liverani: allena un calcio di strada. Come gestione direi Stellone. Bucchi e Grosso forse sono un po’ troppo integralisti”.
Cosa ha fatto in questi mesi?
“Ho visto tante partite e il più bel calcio l’ho visto dal Trapani di Italiano. Mi ha colpito il Milan, bello come Gattuso sta migliorando la comunicazione”.
E’ cambiato il suo mestiere?
“Sì, perché sono cambiati i d.s. Una volta erano loro a volerti, ora non li capisco: o hanno estrazioni diverse, o decidono i presidenti ascoltando i procuratori. L’unico d.s. vecchio stile tra i giovani è Faggiano”.
Pioli ha deciso di allenare fino a 65 anni. Lei che è alle soglie dei 61 (5 maggio) si pone un limite?
“Smetterò quando non sentirò dentro niente, tra uno o 10 anni. Ora ho ancora motivazioni”.
La B resta laboratorio tattico?
“Dopo il calcio fantastico dell’Empoli di Andreazzoli, oggi solo nel Lecce c’è qualcosa di spensierato. E voglio elogiare il Cosenza di Braglia: non è vero che il calcio spettacolare lo possano fare solo i giovani!”.
Voi annusate prima i problemi.
“Vale per tutti i mestieri. Io negli anni ho perso un po’ di follia, adesso sono solo… insensato. Saggio non lo sarò mai”.

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