Warriors, 8 vittorie di fila Rilanci Rockets e Okc


Oklahoma City Thunder-New Orleans Pelicans 122-116
Non si può mai stare sereni a Oklahoma City. I Thunder (5-4) vincono la quinta partita in fila, giocando bene e battendo una diretta rivale nella corsa playoff come i Pelicans (4-6), ma l’attenzione è tutta rivolta alle condizioni della caviglia sinistra di Russell Westbrook, costretto ad abbandonare la partita a metà del terzo quarto. Westbrook ha subito dato segnali poco incoraggianti, contorcendosi dal dolore, ma dai primi esami la situazione non sembra così grave come temuto. I raggi X hanno dato esito negativo, anche se non esiste ancora un’entità dell’infortunio e dei tempi per il ritorno, come ha precisato Billy Donovan nel post-partita, è abbastanza probabile che il leader dei Thunder sarà costretto a fermarsi per qualche partita. I suoi compagni comunque non potevano fargli regalo migliore, portando a casa una vittoria tanto fondamentale quanto meritata, con Paul George finalmente protagonista con 23 punti, 6 rimbalzi e 8 assist. Per i Pelicans la situazione invece è delicata: dopo quattro successi per inaugurare la stagione, sono arrivate sei sconfitte in fila e se Anthony Davis (20-8 rimbalzi) non è al massimo tutta la squadra non gira come dovrebbe. La notizia migliore per gli ospiti sono i 26 e 8 rimbalzi dalla panchina di Julius Randle, quella peggiore la tenuta difensiva, che continua a concedere ben oltre 100 punti a partita. I Thunder partono forte, appoggiandosi a Steven Adams, ma la gara vive di parziali, con i Pelicans che rispondono prontamente nel secondo quarto con Jrue Holiday e Nikola Mirotic. Il terzo periodo è contraddistinto dallo stop di Westbrook, che spaventa tutto il palazzo: i compagni, però, non accusano il colpo e incrementano il vantaggio con Dennis Schröder e Adams (100-86). La point-guard tedesca mette dei canestri importanti negli ultimi dodici minuti (112-102), ma complice l’assenza del loro leader la gestione è un po’ peccaminosa, con qualche fallo di troppo che illude i Pelicans. Ma George e ancora Schröder non falliscono dalla lunetta, sublimando la vittoria finale. I Thunder con questa vittoria si rilanciano definitivamente nella corsa alla Western Conference, ma è chiaro come molto dipenderà dalle condizioni della caviglia di Westbrook.
Oklahoma City: George 23 punti (6/17 dal campo, 4/10 da tre, 7/7 tl), Schröder 22, Adams 18; Rimbalzi: Adams 8; Assist: Westbrook 9
New Orleans: Randle 26 punti (10/10, 2/2, 4/4 tl), Holiday 22, Davis 20; Rimbalzi: Mirotic 16; Assist: Holiday 14
Golden State Warriors-Memphis Grizzlies 117-101
Vincere in casa Warriors (10-1) è una mission impossible, anche per i Grizzlies (5-4) e la loro quarta miglior difesa nella Lega. Il successo numero dieci in stagione arriva in perfetto stile Golden State: dopo un primo tempo di alti e bassi (soprattutto per quanto riguarda concentrazione e attitudine difensiva) con Memphis che mette più volte la freccia del soprasso e arriva all’intervallo in perfetta scia (58 pari), i campioni in carica schiacciano il piede sull’acceleratore in una letale terza frazione che lascia gli avversari senza scampo. Il primo a salire in cattedra è Stephen Curry (19), seguito a ruota da Kevin Durant (22) e da un super Klay Thompson (27 punti in 32’). La gabbia di coach Bickerstaff prova a limitare lo strapotere delle superstar dei Warriors, che si affidano intelligentemente al cast di supporto. Che non tradisce. Kevin Looney e Alfonzo McKinnie prendono il testimone da KD e continuano il lavoro coronando un super parziale di 23-8 nei primi 8’ della frazione che vale l’83-71 sul tabellone. I Grizzlies non ci capiscono granché e dopo una timida reazione di Jaren Jackson Jr tornano a soccombere sotto i colpi di un break che si fa mostruoso: 32-10, con i ragazzi di coach Kerr che sfondano il muro del +20 e chiudono i conti nelle prime fasi del 4° periodo, quando le stelle Curry, Durant, Thompson possono tornare in panchina a godersi lo spettacolo riprendendo fiato, con Green già ai box per una contusione al piede destro. Inutili, per Memphis, i 15 punti del rookie Jackson Jr, e la tripla doppia sfiorata da Marc Gasol, che chiude con 8 punti, 10 rimbalzi e 9 assist.
Golden State: Thompson 27 (8/14, 3/7 da 3, 2/2 tl), Durant 22, Curry 19; rimbalzi: Looney 9; assist: Durant 6
Memphis: Brooks 18 (4/9, 2/4 da 3, 4/4 tl), Mack, Jackson Jr 15; rimbalzi: Gasol 10; assist: Gasol 9
Utah Jazz-Toronto Raptors 111-124
Non c’è latitudine che tenga. Che sia a Est o a Ovest i Raptors (10-1) sanno fare una cosa sola: vincere. Il deciso successo stagionale, il quarto di fila, arriva senza Kawhi Leonard, tenuto preventivamente ai box per la caviglia destra dolorante. Ma, pur senza la loro stella, i canadesi brillano e mettono al tappeto i Jazz (4-6), nuovamente privi di Donovan Mitchell (problema alla caviglia destra) e nel bel mezzo di avvio tra poche luci e tante ombre. Le gambe ai padroni di casa iniziano a tremare già nella seconda frazione, dopo aver fatto vedere tutto il meglio del repertorio nei primi 12 minuti. A cedere è la fase offensiva: la mano di Ingles si raffredda, l’apporto di Gobert nel pitturato si fa meno consistente e il supporting cast (nonostante i buoni O’Neale e Burks) non riesce a reggere il confronto con quello degli avversari. I Raptors ne approfittano, affidandosi alla leadership in regia di Kyle Lowry (17 punti e 11 assist) e di un perfetto Serge Ibaka (17 con 8/8 dal campo). Al resto ci pensa l’energia di OG Anunoby (17) e Pascal Siakam (16), oltre al solito Fred VanVleet (17), che fa scintille a capo della second unit. Il break di 15-3 fa da ponte tra il 2° e il 3° periodo, scavando il solco che intrappola i Jazz. Il colpo del k.o. parte dalle mani di Danny Green, con la tripla che corona il parziale e regala il +16, vantaggio che tocca il massimo +26 nella terza frazione, facendo calare il sipario con largo anticipo.
Utah: Burks 22 (5/8, 2/3 da 3, 6/6 tl), Gobert 14, Crowder 12; rimbalzi: Gobert 12; assist: Rubio 9
Toronto: Anunoby, Lowry, Ibaka, VanVleet 17; rimbalzi: Siakam, Lowry 7; assist: Lowry 11
Indiana Pacers-Houston Rockets 94-98
Vittoria fondamentale dei Rockets (4-5) che rimontano i Pacers (7-4) nel quarto periodo e ottengono un successo di carattere, di orgoglio, da squadra viva che ha una gran voglia di rispondere alle tante critiche iniziali. James Harden e Victor Oladipo pareggiano il personale scontro diretto a quota 28 punti, ma i Rockets con il suo MVP a far da coppia a Chris Paul (9 punti ma con 13 assist) stanno tornando la squadra ammirata nella passata stagione. Tutto passa dalla metà campo difensiva, dove si vedono segnali incoraggianti e dove l’apporto di Clint Capela e soprattutto PJ Tucker si fa sentire maggiormente. I padroni di casa sono squadra vera e lo dimostrano, ribaltando un brutto inizio con un secondo periodo perfetto, con Domantas Sabonis (17-8 rimbalzi) sempre prezioso dalla panchina, chiudendo avanti il primo tempo. Oladipo guida la via e i Pacers sembrano poter controllare, con Tyreke Evans che chiude forte il terzo periodo (75-69), ma nell’ultimo quarto i Rockets si registrano meglio difensivamente, trovando la parità già a 6’17” dal termine con due triple in fila di Tucker e Carmelo Anthony (81-81). I Pacers sono una delle squadre più toste mentalmente della lega e nel crunch time non temono nessuno, con Oladipo che mette una tripla pesante dietro l’altra. James Harden però ha tanta voglia di rilanciare i suoi e risponde agli sforzi della stella di Indiana con un paio di canestri da campione, regalando ai suoi una W di fondamentale importanza.
Indiana: Oladipo 28 punti (11/21 dal campo, 4/11, 2/2 tl), Sabonis 18, Bogdanovic/Evans 11; Rimbalzi: Young 11; Assist: Sabonis 5
Houston: Harden 28 punti (7/15, 5/12 da tre, 9/9 tl), Capela 18, Ennis 13; Rimbalzi: Capela 10; Assist: Paul 13
New York Knicks-Chicago Bulls 115-116 2OT
Il Madison Square Garden si trasforma, per una notte, nel personalissimo palcoscenico di Zach LaVine. La stella dei Bulls (3-8) guida al successo sui Knicks (3-8) con un career high di 41 punti, ciliegina sulla torta di una gara al cardiopalma chiusa dopo 2 tempi supplementari. Ma non è tutto: per rendere la prestazione ancora più preziosa, LaVine aggiunge al repertorio anche il tiro libero del definitivo sorpasso di Chicago a 0.2” dalla sirena, mettendo così in ghiaccio il risultato dopo aver infilato tutti e 8 i punti della sua squadra nel secondo overtime. Inutili, per i newyorkesi, i 23 punti e 24 rimbalzi di un ottimo Kanter, trascinatore nella rimonta del 3° periodo che rimette i padroni di casa in carreggiata dal -10 fino al -3 (78-75) toccato in avvio di quarta frazione. Ai Knicks, però, manca il giusto cinismo in chiusura del 1° supplementare, quando raggiungono il +2 ma senza azzannare, lasciando colpevolmente la porta aperta alla fuga finale degli avversari.
New York: Kanter 23 (8/14, 7/8 tl), Trier 21, Dotson 18; rimbalzi: Kanter 24; assist: Kanter 7
Chicago: LaVine 41 (9/15, 4/10 da 3, 11/14 tl), Blakeney 17, Parker 15; rimbalzi: Carter Jr 13; assist: LaVine 4
Detroit Pistons-Miami Heat 115-120 (d.t.s)
Ritrovano il sorriso gli Heat (4-5) che interrompono la striscia di sconfitte a 3 partite, piegando i Pistons (4-5) dopo un supplementare, infliggendo a Detroit la quinta sconfitta consecutiva. Gli ospiti sono senza Hassan Whiteside ma possono contare su Josh Richardson, che chiude con 27 punti e 8 rimbalzi, Goran Dragic (21-6 assist) e Dwyane Wade, che ne aggiunge 18 dalla panchina. Ai Pistons non bastano Andre Drummond (25-24), Blake Griffin (24-15 rimbalzi) e i 25 punti di Reggie Jackson, alla sua miglior partita stagionale. La partita è molto equilibrata, con nessuna delle due squadra in grado di sovrastare l’altra, nonostante un senso d’urgenza che incita a combattere su ogni possesso. Sono gli Heat i primi a tentare la fuga, affidandosi a Kelly Olynyk, Wade e Richardson e toccando il +12 (96-84) a 8’30” dalla fine. Ma i Pistons rispondono d’orgoglio, con Drummond assoluto protagonista prima nel lanciare la rimonta e poi segnando due canestri decisivi negli ultimi 20” che mandano la contesa al supplementare. Nei cinque minuti addizionali è ancora lotta, ma la spuntano gli Heat grazie al decisivo Richardson, che prima con la tripla (116-115) e poi coi liberi chiude definitivamente la partita.
Detroit: Drummond 25 punti (11/19, 3/9 tl), Jackson 25, Griffin 24; Rimbalzi: Drummond 24; Assist: Griffin 7
Miami: Richardson 27 (11/21, 3/5 da tre, 2/2 tl), Dragic 21, Wade 18; Rimbalzi: Adebayo/Richardson 8; Assist: Dragic 6
Orlando Magic-Cleveland Cavaliers 102-100
Ci pensa una magia sulla sirena di Evan Fourner a regalare il secondo successo consecutivo ai Magic (4-6) e a mandare ancora più in crisi i Cavaliers (1-9), costretti a fare i conti con la sconfitta numero 9 in 10 partite. Quello di Cleveland è un vero e proprio harakiri, compiuto negli ultimi 20” di gara: la tripla di JR Smith (14) sembrava mettere in ghiaccio il risultato, toccando il 100-95 a 40” dalla sirena finale. Ma il buio è calato sui Cavs: i 4 punti di fila di D.J. Augustin fanno da preambolo alla rimonta, giunta quasi all’apice col -1 toccato a 18” dalla fine. A scavare il solco arriva la palla persa da Kyle Korver con 16” sul cronometro, che lascia la possibilità a Fournier di impattare dalla lunetta sul 100 pari, prima della stoppata di Nikola Vucevic sul tentativo di lay up di George Hill (22, il migliore dei suoi) che stende il tappeto rosso all’ultima azione dei padroni di casa, chiusa col jumper che ha definitivamente messo al tappeto la squadra di coach Larry Drew.
Orlando: Gordon 23 (6/11, 3/4 da 3, 2/2 tl), Fournier, Ross 15; rimbalzi: Vucevic 10; assist: Fournier 5
Cleveland: Hill 22 (8/10, 2/2 da 3), Thompson 19, Clarkson, Smith 14; rimbalzi: Thompson 16; assist: Hill 6.

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