Il mondo guarda Boca-River In Argentina è "l'apocalisse"


Un intero Paese paralizzato in attesa di assistere a una sfida epica, mentre il mondo osserva affascinato. Il conto alla rovescia per lo storico “Superclasico” argentino che assegnerà la 59ª Coppa Libertadores è quasi giunto al termine e alla vigilia del primo atto tra Boca Juniors e River Plate, in programma alla Bombonera, non resta che assaporare quello che sarà un evento di portata mondiale. Perché, se è impossibile cercare di comprendere quella passione travolgente e inspiegabile che genera il derby più caldo e sentito nel mondo del calcio, perfetta sintesi della cultura e della tradizione di un popolo così come racconta l’emotivo spot confezionato dalla federazione argentina, ci si può fare un’idea del significato storico che racchiude quella già definita da più parti come “la partita del secolo”, “lo scontro finale” o addirittura “l’apocalisse”. Mai nella storia è capitato di assistere a una sfida più sentita che valesse un trofeo così prestigioso. Una sfida che con ogni probabilità mai più si ripeterà. E che per storia, tradizione, rivalità e carica emotiva è forse paragonabile solo a un’ipotetica finale Mondiale tra Argentina e Brasile.
STORIA E RIVALITA’ — A riassumere significati e contorni del “Superclasico” argentino ci pensò qualche anni fa il Guardian, inserendolo nella lista dei dieci eventi a cui assistere almeno una volta nella vita. A raccontarne i motivi è invece una rivalità che si alimenta da 110 anni polarizzando i sentimenti di una nazione intera e sviluppatasi di pari passo con le vicende storiche dell’Argentina e di un popolo abituato a vivere il calcio in modo viscerale. Dal primo “Clasico” disputato nel 1908 e il successivo “spareggio” per decidere chi tra Boca e River avrebbe dovuto abbandonare il quartiere de “La Boca” (dove entrambi i club furono fondati), ogni sfida tra Xeneizes e Millonarios ha assunto i contorni di una battaglia con un’eco capace di travalicare i confini nazionali. Così è stato per ognuno dei 368 “Superclasicos” andati in scena sino a oggi tra partite ufficiali e amichevoli che di amichevole hanno avuto ben poco. I precedenti faccia a faccia in Coppa Libertadores (24 in tutto) hanno lasciato ricordi memorabili, dalla semifinale del 2004 segnata dallo storico gol di Tevez con successiva vittoria xeneize ai rigori fino allo scandalo del 2015, con partita sospesa a inizio ripresa per un attacco con gas urticante ai danni dei giocatori del River (e conseguente k.o. a tavolino per il Boca). Questo, con in palio titolo, sarà lo scontro definitivo.
NUMERI DA RECORD — La spasmodica attesa che si vive in Argentina e il risalto riservato dalla stampa mondiale dimostrano che una finale di Libertadores tra Boca e River genera una febbre superiore persino a quella delle passate finali di Champions tra Milan e Juve (2003), United e Chelsea (2008), Bayern e Dortmund (2013) o Real Madrid e Atletico (2014 e 2016). Semplicemente, nessun evento calcistico in giro per il mondo è paragonabile al “Superclasico” argentino, a maggior ragione se si tratta di una finale di Libertadores, peraltro l’ultima che verrà disputata in doppia sfida, con andata alla Bombonera e ritorno al Monumental, due tra i palcoscenici più suggestivi dell’intero panorama calcistico. A dare un’idea della portata dell’evento sono alcuni numeri: 1.080 i giornalisti accreditati da 150 testate di 25 Paesi. La partita sarà trasmessa in quasi 100 nazioni (praticamente mezzo mondo), mentre i prezzi dei biglietti rivenduti su internet hanno raggiunto la soglia del milione e mezzo di pesos (al cambio 35 mila euro e spicci).
I PERSONAGGI — A catalizzare l’attenzione del “Superclasico final” saranno due personaggi su tutti: il tecnico del River Marcelo Gallardo, una sorta di re Mida del popolo millonario con i suoi 16 trionfi prima da giocatore e poi da allenatore, e Carlos Tevez, l’idolo xeneize tornato a vestire per la terza volta la maglia gialloblù dopo la parentesi dorata in Cina con la missione di regalare al Boca l’agognata settima Libertadores che eguaglierebbe il primato dell’Independiente: per Gallardo c’è la possibilità di conquistare la seconda Libertadores dopo quella del 2015, consolidando la fama di tecnico più vincente nella storia riverplatense; per l’Apache (che a meno di clamorose sorprese vestirà i panni del comprimario partendo dalla panchina), è invece l’opportunità di chiudere in bellezza una carriera giunta ai titoli di coda dopo il trionfo del 2003.

I GIOIELLI — A esaltare la portata dell’evento saranno le due rose più ricche del continente, con un valore totale che sfiora i 200 milioni di euro (110 quella del Boca, 75 quella del River). Tante le stelle da ammirare, da Barrios e Nandez (sponda xeneize), fino a Martinez e l’ex Pescara Quintero (sponda millonaria). Ma a dover scegliere due nomi destinati a scatenare aste tra i top club europei, fari puntati su Cristian Pavon, 22enne attaccante esterno del Boca con una clausola rescissoria di oltre 40 milioni, ed Exequiel Palacios, 20enne centrocampista del River al centro di un braccio di ferro tra Barcellona e Real Madrid che, forte di una clausola di “appena” 15 milioni, ha stuzzicato anche l’interesse dell’Inter. Entrambi già nel giro della Seleccion, sono i due elementi chiamati a fare la differenza in questa storica doppia finale per convincere definitivamente i tanti osservatori che li seguono ormai da mesi.
ANSIE E PERICOLI — Comunque vada, è evidente che non sarà un Superclasico per cuori deboli. Sulla scorta di quanto affermato dall’attuale presidente argentino Mauricio Macri (ex numero uno del Boca Juniors), si tratterà del più grande spettacolo calcistico degli ultimi decenni, ma sarà soprattutto una sorta di resa dei conti definitiva. Gloria eterna per chi trionferà, ferita incancellabile per chi soccomberà. Ecco perché, stavolta più che mai, una sfida abituata a generare massimi livelli di allerta merita straordinarie misure di prevenzione a livello di sicurezza e ordine pubblico. Le risse e gli incidenti verificatisi nell’ultima settimana tra sostenitori opposti, tanto a Buenos Aires come nel resto del Paese, hanno spinto i club a vietare la presenza di tifosi ospiti. Per lo stesso motivo è stata esclusa la possibilità di piazzare schermi giganti nella capitale, mentre il numero delle forze dell’ordine impiegate sarà imponente: per la prima sfida alla Bombonera si parla di 1.300 agenti di polizia, impegnati a presidiare i dintorni dell’impianto e i punti più “caldi” della città. A controllare le zone di accesso allo stadio per scongiurare l’ingresso ai quasi 300 ultrà investiti da daspo saranno invece quasi circa 500 steward. Perché, tra scontri e devastazioni, il “Superclasico final” rischia di scatenare un’apocalisse non solo a livello metaforico.

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