Tsitsipas, il profeta greco: “La mia testa solo vincere”


Da Milano a Milano. La rotta dei campioni. Due anni fa Stefanos Tsitsipas sollevava la coppa del Trofeo Bonfiglio, il segno della qualità per qualsiasi tennista juniores che aspiri a una carriera di livello anche al piano superiore. L’anno scorso, invece, si presentò alle Next Gen Finals come riserva e si ritrovò a fare da sparring per un’esibizione contro Sascha Zverev, il miglior fico del bigoncio al di sotto dei 21 anni, in partenza per il Masters dei grandi e quindi solo di passaggio per un paio d’ore di carezze al pubblico.
PROFETA — Ma un anno è un secolo e nel 2018, alle spalle del tedesco ancora una volta in viaggio verso Londra, nella Race Next Gen c’è il figlio di Apostolos, professore di educazione fisica e suo allenatore, e di Julia Salnikova, ex giocatrice russa già numero uno al mondo juniores e poi per qualche anno tra le prime 200 del mondo nella Wta. Perciò non lo vedrete più andare a zonzo divertito con una telecamera per la città e poi per il Padiglione 1 della Fiera a raccontare per immagini l’esperienza sua e degli altri qualificati come fece dodici mesi fa ingaggiato dall’Atp. Stavolta, per il blasone che si è conquistato dopo una stagione magica, «The Greek Freak» è qui per vincere: «Non è più il caso di scherzare, devo rimanere concentrato». E pensare che a inizio 2018, da numero 91 del mondo e con appena quattro partite vinte in carriera nell’Atp, la qualificazione a Milano appariva un sogno lontano. Eppure oggi, che a quelle partite ne ha aggiunte altre 41 e ha guadagnato 76 posti in classifica, salendo fino al numero 15 del ranking, le sue previsioni di gennaio appaiono addirittura profetiche. Disse infatti che oltre a conquistare un posto per il Masters Under 21, gli sarebbe piaciuto entrare tra i primi 50 del mondo, giocare la seconda settimana di uno Slam e se possibile mettere in bacheca il primo torneo in carriera. Parole degne di un indovino dell’epica greca: ai primi due desideri avverati ha aggiunto infatti gli ottavi di finale a Wimbledon e il trionfo a Stoccolma un mese fa, dopo aver perso le finali di Barcellona e Toronto contro il monumento Nadal. Proprio l’incrocio con Rafa sul rosso della Catalogna rimane uno dei ricordi più esaltanti di una stagione meravigliosa: «Mi ha dato tanta fiducia, perché mi ha fatto capire che potevo competere allo stesso livello dei campioni più forti».
IL FUTURO — Con una ricetta tutto sommato semplice: «A dire il vero, non mi aspettavo di riuscire a ottenere così presto gli obiettivi che mi ero prefissato, ma la dedizione e il duro lavoro, sicuramente uniti a un discreto talento, permettono di raggiungere buoni risultati e di puntare a traguardi sempre più importanti». Etica lavorativa e qualità tecniche, il cammino di gloria di Tsitsi è appena cominciato: «Penso di aver dimostrato quest’anno di saper gestire i momenti importanti e i punti cruciali dei match, mentalmente sono stato solido e fisicamente sono cresciuto, anche se non si smette mai di imparare e la maturazione atletica deve essere costante. Un punto debole? Il tweener, il colpo sotto le gambe: non lo padroneggio ancora con l’abilità che vorrei». E’ la risposta di un ragazzo sempre più sicuro di se e consapevole del nuovo ruolo di personaggio emergente (non a caso in questi giorni è stato il più richiesto da giornalisti e tifosi). Piuttosto, viste le capacità divinatorie, sarebbe interessante sapere se ha già fatto pronostici per la stagione ventura: «Non è ancora il momento, aspetterò la pausa invernale e poi mi siederò intorno a un tavolo con il mio staff. Ma non è ancora ora, sono a Milano per cercare di vincere il torneo, è molto eccitante confrontarsi con i giocatori della tua generazione. Le Next Gen Finals sono l’unica cosa che conta in questo momento». Profeta una volta di più?

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