Vela olimpica, è tempesta Il futuro a 5 cerchi a rischio


Una vera e propria tempesta si è abbattuta sul mondo della vela: polemiche, inchieste e colpi di scena potrebbero addirittura metterne a rischio il futuro . Moltissime le problematiche che il presidente della Federvela mondiale Kim Andersen e il CEO Andy Hunt ( già molto contestati per la gestione, secondo alcuni dissennata, dei conti della federazione) hanno dovuto fronteggiare nel corso della riunione annuale appena conclusasi a Sarasota in Florida.
SENZA CONCORRENZA — Prima fra tutti la lettera inviata dal Direttorato Generale della Commissione Europea che, in ottemperanza agli articoli 101 e 109 sulla concorrenza dei Trattati sul funzionamento della Comunita’ Europea (TFEU), ha intrapreso un’indagine sulla condotta non-concorrenziale della Federvela mondiale derivante dalla scelta delle barche usate nelle regate olimpiche, che nel caso di 7 classi su 10 ( Laser e Radial, Nacra 17, RSX maschile e femminile, e per gli alberi e le vele il 49er e l’ Fx ) sono costruite da un unico produttore contravvenendo a qualunque regola dell’antitrust sul libero commercio internazionale. La notizia era nell’aria già da tempo, da quando cioè alcune aziende (tra cui Devoti Sailing e ZM Design Srl) avevano presentato l’istanza presso la Commissione Antitrust Italiana, che successivamente ha passato la causa alla competente autorità europea. Costretti a gestire un problema alquanto spinoso Andersen e Hunt hanno fatto approvare in fretta e furia una risoluzione che obbliga entro il 2020 le aziende che costruiscono gli scafi in regime di monopolio a concedere la licenza di costruzione ad altri dietro il pagamento delle royalties.
NOVITA’ PER PARIGI — Ma non è tutto, perché a creare grandi malumori nell’ambiente velico mondiale c’è stata soprattutto la decisione di cambiare le imbarcazioni che verranno utilizzate ai Giochi di Parigi 2024, barche che erano già state decise a Londra nella riunione della Federvela in primavera. E invece con un colpo di mano è stato eliminato il Finn (singolo maschile olimpico dal 1952) ed è diventata classe olimpica una barca a chiglia di 10 metri con equipaggio formato da un uomo e una donna, ideata per disputare una regata d’altura lunga 48 ore. La decisione ha generato un mare di polemiche e molte perplessità, tantissimi velisti (tra questi anche Ng Ser Miang ex vicepresidente della Federvela mondiale ora passato alla vicepresidenza del CIO) che si sono detti contrariati e hanno sollevato dubbi innanzitutto sui costi di una barca simile che si preannunciano elevati e difficilmente sostenibili per le nazioni più povere, e soprattutto sulla possibilità di poter garantire la sicurezza degli atleti e l’osservanza delle regole da parte di tutti i concorrenti nel corso di una regata lunga 2 giorni. Insomma la vela come disciplina olimpica già si trovava in difficoltà perché costosa, non comprensibile a tutti e difficile da seguire per i media, naviga adesso in acque veramente burrascose.

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