Conte e la resa dei conti Vuole 23 mln dal Chelsea


Questa resa dei conti balla tra una giusta causa e una causa giusta. Non inganni il groviglio di parole: Antonio Conte e i suoi legali stanno combattendo una doppia battaglia di fronte agli organi di giustizia inglesi per ottenere quel che era pattuito nel contratto risolto unilateralmente (per giusta causa, appunto) ai primi di luglio dal Chelsea, il ricco club di Roman Abramovich. In attesa delle quote dei bookmaker sulle immancabili puntate degli scommettitori, gli esperti di diritto danno peso alle argomentazioni del tecnico salentino che attende anche il giudizio della magistratura ordinaria a cui ha posto il tema del danno d’immagine. Facendo un po’ di conti, il Chelsea gli deve 13 milioni di euro per aver interrotto in anticipo il rapporto di lavoro, mentre il danno d’immagine viene valutato tra i 5 e i 10 milioni di euro. Totale: 23.
il nodo diego costa — In questa maratona giuridica ci sono già stati due rinvii. Il Chelsea li ha chiesti (ne ha diritto) per cercare un accordo transattivo. Però Conte, per coerenza, non s’è presentato ai due appuntamenti con i legali di Abramovich: quindi non conosce neanche l’entità delle presumibili offerte. Per principio vuole andare fino in fondo. E in questa vicenda la League Manager Association schiera un suo legale per dargli manforte e fronteggiare certe cattive abitudini che rappresentano un pericoloso precedente per gli allenatori. Del resto, il Chelsea anche in passato è stato al centro di casi simili, anche con lo stesso Mourinho. A Londra il vento è ormai contrario per l’oligarca russo che, non a caso, sta pensando di vendere la società per 3 miliardi di sterline (ha già detto no a 2). Le tensioni anglo-russe sono sullo sfondo, più che altro c’è un rapporto ormai usurato tra il discusso Roman e la City calcistica, a dispetto dei successi della banda di Sarri. E la querelle con Conte va oltre i dispetti di Marina Granovskaja, l’inflessibile braccio destro del patron ormai di passaporto israeliano. Il Chelsea punta a spendere il meno possibile e giustifica la rottura con vari punti che ruotano fondamentalmente attorno al nodo-Diego Costa. Il centravanti spagnolo nel maggio 2017 rese pubblico l’sms con cui Conte lo aveva “espulso” dal gruppo. Un atto forte, figlio di una contrapposizione nata mesi prima: l’allenatore, infatti, lo accusava di non allenarsi con scrupolo e di condizionare i compagni. Con il senno di poi il Chelsea contesta al leccese il presunto danno della cessione forzata all’Atletico quell’estate. A ciò il fronte-Conte replica: Costa è stato venduto a 54 milioni, con una plusvalenza di quasi 30. E in subordine osserva: come mai nel luglio 2017 Abramovich ha aumentato lo stipendio al tecnico? Se si riteneva danneggiato doveva intervenire allora, dopo la vittoria di un titolo di Premier e di una coppa di Lega. Invece l’argomento Costa è tornato d’attualità un anno dopo. E in ogni caso il Chelsea non ha mai punito Costa per la violazione della privacy per avere diffuso via social il messaggio dello scandalo.
le accuse e la cacciata ritardata — Ma non finisce qui. Per condire le proprie accuse gli avvocati del Chelsea hanno indicato altre tre presunte inadempienze ripetute nel tempo. A) I ritardi di Conte agli impegni con la stampa nei post gara perché si attardava negli spogliatoi con i calciatori. B) Le saltuarie assenze (o ritardi) agli appuntamenti con gli sponsor del club. C) Il parcheggio della sua Nissan al centro sportivo di Cobham in spazi non assegnati a lui. Non si ha notizie di repliche contiane a queste ultime argomentazioni. Piuttosto lui lamenta più di un’incongruenza nelle modalità del divorzio. Tutti sanno che l’accordo Chelsea-Sarri risale al maggio scorso, così come le difficoltà a trovare l’intesa con il Napoli per liberare il toscano. Fatale, allora, la tensione con l’ex c.t. azzurro. Esempio? Antonio fissa il raduno al 27 giugno, ma la società decide di anticiparlo di due giorni. Poi, dopo sette giorni di ritiro, il licenziamento. È il 4 luglio. Troppo tardi per i difensori dell’ex juventino: quel licenziamento a scoppio ritardato gli ha fatto perdere l’opportunita di accasarsi con dei top club prima del via della stagione.
Antonio e il sogno United — Va ricordato sempre che Conte da allora è libero di firmare con chi meglio ritiene. Ma il flirt mancato con il Real Madrid conferma che Antonio vuol pianificare al meglio il suo rientro. Nella prossima tappa cerca chance tecniche di primo livello. E gli piacererebbe prendere il posto di Mou al Manchester United: in Inghilterra ormai si sente di casa (famiglia compresa) e la contesa con Abramovich, insomma, è ormai un’autentica questione d’onore. La causa sportiva potrebbe subire l’ultimo rinvio all’alba del 2019, vale a dire quando muoverà i primi passi il procedimento di fronte alla magistratura ordinaria. Verdetti che faranno discutere: soprattutto se Antonio Conte farà valere le proprie ragioni contro il tycoon con il braccino…

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