Gut: “Behrami è la mia gioia Difficile essere nel mirino”


Lara è un vulcano. È un sorriso che illumina. E’ l’atleta che da poco più di ragazzina è esplosa in Coppa del Mondo di sci con la personalità di una veterana, diventando subito una star. Che a 17 anni, alla quinta gara nel Circo Bianco in carriera, saliva sul podio di casa, a St. Moritz. E che non aveva nascosto la difficoltà di essere una giovanissima in una squadra di atlete mature. Che a 27 anni, dopo una Coppa generale, diverse medaglie olimpiche e Mondiali (1+5), ha sposato un calciatore, Valon Behrami, centrocampista dell’Udinese e della Svizzera, ed è finita nel frullatore dei social, fino a lasciarli. La stagione non è cominciata come voleva, con un 14° posto nel gigante di Soelden. Qualche giorno prima aveva chiuso i profili su Twitter e Instagram, tenendo solo Facebook (618.880 followers), perché, come ha spiegato, non le piace “come i nostri post siano commentati dagli utenti”. Era già stata presa di mira dopo la partita Brasile-Svizzera dei Mondiali di calcio. Le persone cui non erano piaciuti gli interventi del marito su Neymar si vendicarono aggredendo lei sui social. Solo un esempio, ma il tono delle risposte e delle critiche da tempo innervosisce Lara. “Non è stata una decisione facile, ma ora mi sento meglio”.
La dedica d’amore — Su Instagram aveva annunciato il suo amore per il calciatore dell’Udinese. “Negli anni passati – aveva scritto – ho spesso avuto l’impressione che mi mancasse un pezzo, era una sensazione di incompletezza e ho sempre pensato che fosse legato al mondo dello sci. Quest’inverno ho scoperto quale fosse il tassello mancante e non aveva nulla a che vedere con lo sport: si chiama amore. Con Valon ho scoperto la forza di essere in due e di avere una persona accanto che ti tiene per mano e non ti lascia mai sola. La scorsa estate bevendo un tè con Daniele Finzi (attore svizzero, suo amico, che le è stato vicino nel momento dell’infortunio) ricordo che mi chiese “sei innamorata?”. “No Dani”. Mi rispose “ti auguro che ti succeda presto perché é la cosa più bella che c’è e ti farà star bene”. Hai ragione Dani, ora so di che parli e Valon è veramente la cosa più bella che mi potesse capitare”. Poi ha illustrato il viaggio per accompagnarlo ai Mondiali e ha postato la foto del matrimonio, il giorno dopo la cerimonia. Riuscirà Lara, con questo ridimensionamento pubblico, a preservare la sua vita privata? Negli anni si saprà, intanto la Gut sogna di tornare una donna di 27 anni, dopo oltre 10 stagioni agonistiche sotto i riflettori, per concentrare tutta l’attenzione sulla famiglia, gli amici, il marito. Un metodo applicato anche per la scelta della persona che la accompagna in Coppa del Mondo e nei grandi eventi e che le cura i rapporti con i media: l’ex azzurra di sci alpino Giulia Candiago, da anni amica stretta e alla seconda stagione da media manager. Rivendica: “Non sono quella delle immagini e dei post sulla rete, sono solo io”.
le montagne russe — Il rapporto tra la Gut e i giornalisti ha sempre viaggiato sulle montagne russe. Con i picchi regalati da un’atleta intelligente, che parla 5 lingue, ha il coraggio di dire quello che pensa, anche se è scomodo, e che regala titoli a ripetizione. Con gli abissi delle sue fughe, quando le gare non vanno come sognava, delle parole travisate, o forse solo capite male. Con la fiducia che è andata via via sgretolandosi, con qualche eccezione, e che la fa sempre partire sulla difensiva, anche dopo i momenti più belli. Che con gli anni, insieme ad altri elementi, ha finito con il perdere il sorriso che, accanto ai risultati straordinari, l’aveva fatta diventare una stella. Certo non aiutano le pressioni che sempre ha dovuto sopportare. Sin da subito, quando decise di puntare su un team privato, di affidarsi a papà Pauli per la pista, da quando mamma Gabriella (di origini bresciane) rinunciò al posto di maestra per starle vicino, si porta sulle spalle la responsabilità (anche economica) di tutta la famiglia. Se i risultati non arrivano, difficile catturare sponsor, che se da una parte può essere una motivazione, dall’altra ti toglie l’aria.
La piccola sunshine — La scorsa settimana il documentario su Lara film è stato presentato prima a Zurigo (domenica) e poi a Lugano (lunedì). “Looking for sunshine” del regista (e amico) Niccolò Castelli è un documentario su un anno della sua vita, dalle Finali di St. Moritz 2016 quando vinse la Coppa del Mondo, ai Mondiali nella stessa cittadina. L’infortunio a un ginocchio lo ha fatto allungare di altri nove mesi, fino al suo rientro a Lake Louise, lo scorso autunno. “Fa male rivedermi – ha detto Lara –. Perché vedo come ho sofferto prima del mio incidente. E mi rendo conto di quanto tutto sia stato difficile. Il pubblico dovrebbe vedere quanto siamo vulnerabili noi atleti di alto livello”. Sunshine era il soprannome di Lara da bambina, perché col suo sorriso illuminava tutto. L’aveva perso, prima dell’infortunio. E ora spiega: “Io sono crollata prima dell’incidente, da quel momento ho cominciato a ricostruirmi. Non è facile per me vedermi nel documentario, mi riporta in quei momenti. Mi fa vedere però che ho avuto un’evoluzione, che non sono più quella persona. Vorrei tornare indietro e far vivere a quella Lara le cose in modo diverso. La risposta era dentro di me, dovevo capire che ero felice di sciare, che avevo la fortuna di una famiglia che mi stava accanto. Il problema era che mi imponevo delle barriere che mi portavano a non essere mai serena e soddisfatta. E adesso sono più felice con molto meno. Mi sveglio alla mattina e mi sento veramente fortunata di avere un marito accanto, di avere una famiglia vicina e una passione che mi permette di vivere e andare in gara e di sentirmi una bambina”.
La rinascita — Nei 93 minuti del documentario c’è la Lara pubblica delle gare, delle conferenze stampa, e quella privata. C’è l’infortunio di St. Moritz, con Lara che chiede al regista di continuare le riprese. Il lieto fine è nella convalescenza, nel recupero. Quella pausa obbligata che le ha regalato il piacere della lentezza e la storia con l’uomo della sua vita. Behrami, che stasera con l’Udinese affronta il Milan, nel documentario è citato solo nel finale, perché la storia è datata dicembre 2017. E’ certo uno dei motivi per cui ha preferito fare un passo indietro su Instagram e Twitter, come ha spiegato la Gut a Swiss Ski: “La mia vita privata è diventata un po’ più eccitante (ride). È una cosa nuova per me essere costantemente sotto i riflettori, quando siamo atleti sappiamo che fa parte del gioco. Ma sappiamo anche che vale la pena vivere come ci piace e come se fossimo soli al mondo”.

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