Srna: "Le mie tre guerre Croazia, Ucraina e doping"


La prima guerra a Darijo Srna è entrata in casa. “Ci hanno detto dateci la vostra macchina, dateci le chiavi. Siamo andati alla Polizia che ha fatto finta di niente. Avevo un fratello con dei problemi, bisognava accompagnarlo in una scuola speciale, non potevamo stare senza macchina. Mia madre ha fatto le pulizie, ha spalato la neve, facevamo il possibile per racimolare soldi e comprarne un’altra”. La seconda è stata un malessere strisciante. “Uscivamo e non vedevamo niente, non cadevano bombe intorno a noi. Ma la gente del Donbass soffriva e gli ultimi 4 anni sono stati difficili. Tanti voli da prendere, giocavamo sempre fuori casa. E il calcio senza tifosi non esiste”. La terza guerra è stata un dolore acuto. “L’ho provato alla Wada, sono innocente. E infatti ho avuto la pena minima, 17 mesi, fossi stato davvero colpevole avrei avuto una squalifica molto più lunga”. La condanna per doping pareva aver stroncato la carriera di Srna, 36 anni e molte vite.
Poi è arrivato il Cagliari.
“E il presidente Giulini, che mi ha voluto come sono. Gli amici mi dicono, Darijo, ma ti rendi conto che la gente paga per vivere in Sardegna e invece ti pagano per stare lì?”.
E’ vero che è stato Maran a convincerla a partire per la Russia mentre eravate in ritiro?
“Sì, è una persona speciale e ha capito che per me era importante. Mi chiamavano tutti i giorni, ma per me era una pena, dicevo, vengo se andate in finale, ci sono arrivati e sono andato. Un risultato splendido ottenuto anche con un po’ di fortuna. Secondo me in altre occasioni abbiamo giocato meglio, ma la finale in Russia è stato un momento fantastico per tutta la Croazia”.
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