La Premier si vince in difesa Che bunker per Pep e Klopp


Gli attacchi vincono le partite, le difese vincono i campionati. Il vecchio adagio di Sir Alex Ferguson è di stretta attualità nell’avvio di stagione della Premier League, ma a sorprendere sono le due interpreti della massima del baronetto di Glasgow. Alzi la mano chi, ai nomi di Manchester City e Liverpool, assocerebbe l’immagine di due fortezze inespugnabili. Le squadre di Guardiola e Klopp sono universalmente riconosciute come paradigmi del calcio offensivo, declinato secondo i diversi canoni proposti dai due tecnici. Eppure, dati alla mano, la coppia al vertice della Premier sta costruendo un avvio di stagione da record proprio sulla impenetrabilità delle rispettive difese, come testimoniato dallo 0-0 maturato nello scontro diretto di Anfield.
city quasi perfetto — Con 3 gol al passivo nelle prime 10 partite di campionato, quella di Guardiola è la miglior difesa dei massimi campionati europei (il Paok Salonicco ne ha incassati 2, ma in 7 gare giocate). Un dato che migliora quello dello scorso anno, quando il City aveva subito 6 reti nella stessa finestra temporale. La porta dei Citizens è vergine dallo scorso 1° settembre: 649 minuti di imbattibilità, con sei clean sheet consecutivi (sette in totale). Per trovare un dato migliore dobbiamo risalire al 2004-2005, quando il primo Chelsea di Mourinho concesse soltanto due reti nelle prime dieci giornate. La striscia di imbattibilità in Premier, iniziata dopo il k.o. con lo United dello scorso aprile, è salita a 16 partite (13 vinte e 3 pareggiate, ndr.), un parziale nel quale la difesa di Guardiola è stata battuta soltanto sei volte (e mai più di una a partita). Nel quasi-record dei Citzens spicca un altro dato significativo: nessuno dei tre gol al passivo è stato segnato dai centrocampisti o dagli attaccanti avversari. Come se non bastasse, il City ha già affrontato Arsenal, Liverpool e Tottenham, tutte in trasferta, senza concedere nemmeno un gol. Pep ha provato a fare il modesto dopo il successo di Wembley, ribadendo che “creare occasioni è più importante dei clean sheet”, ma ormai non può più nascondersi: dopo aver riscritto il libro dei record nella passata stagione, il suo City adesso è una macchina perfetta anche nella metà campo difensiva. I 59 tiri totali concessi, soltanto 17 dei quali nello specchio della porta per un totale di sole 6 occasioni cruciali da rete costruite dagli avversari, rappresentano per distacco i migliori dati della Premier. Il biglietto da visita che mancava per coltivare sogni di vera gloria anche in campo europeo.
Liverpool, anche la difesa è top — Farsi rubare l’occhio dal formidabile terzetto composto da Firmino, Mané e Salah non è cosa troppo complicata. Ma se ad Anfield l’attacco continua a suonare lo spartito heavy metal di Klopp, la difesa ha finalmente raggiunto uno standard di eccellenza equiparabile a quello di uno dei tridenti più prolifici d’Europa. I 16 gol incassati nelle prime 10 gare del 2017-18 sono un lontano ricordo: una retroguardia fragile e porosa, che troppe volte vanificava la straordinaria vena realizzativa dei tre tenori, ha lasciato il posto ad un muro quasi invalicabile. Van Dijk sta ripagando ogni singola sterlina dei 75 milioni investiti dai Reds per prenderlo dal Southampton, record mondiale per un difensore. L’arrivo di Alisson ha fatto il resto, mandando nel dimenticatoio i disastri in serie commessi da Mignolet e Karius. A fine 2017 il Liverpool aveva la media più alta di tutta la Premier alla voce gol subiti per tiri in porta concessi. Nelle prime 10 giornate del campionato 2018-19, il portiere ex Roma ha invece incassato appena 4 gol, con i 6 clean sheet che rappresentano il secondo miglior dato della Premier, a un’incollatura dal City.
Laporte e Van Dijk, ministri della difesa — Aymeric Laporte e Virgil Van Dijk sono i due totem, i ministri della difesa sui quali poggiano le certezze delle due retroguardie meno battute d’Inghilterra. Il centrale del City, francese di nascita con sangue basco, ha convinto Guardiola a sfondare il muro dei 50 milioni di sterline per assicurarselo. Soldi decisamente ben spesi: Laporte ha infatti dimostrato di saper alternare con disinvoltura il vestito elegante del regista difensivo con la faccia cattiva del guardiano inflessibile, capace di fare la voce grossa anche sui palloni alti. Snobbato da Deschamps in nazionale, Laporte è diventato un vero e proprio amuleto per Pep: unico insieme ad Ederson ad aver giocato tutti i minuti in campionato, il suo impressionante score in Premier recita 17 vittorie e 2 pareggi nelle 19 gare giocate con la maglia dei Citizens, per un totale di soli 8 gol al passivo. Numeri da record: in parole povere, quando gioca lui il City non perde mai. I Reds rispondono con mister 75 milioni: un’etichetta che non sembra pesare sulle spalle larghe di Virgil Van Dijk. I numeri parlano chiaro: nelle sue 24 gare in Premier, il Liverpool ha incassato 14 gol subendo sole 3 sconfitte. Ma la misura dell’impatto dell’olandese è data dal riverbero del suo innesto sui compagni di reparto: l’impennata del rendimento di Lovren, che dopo la “cura Van Dijk” ha guidato la difesa della Croazia fino ad un passo dalla conquista del Mondiale, e l’esplosione di Joe Gomez, giovane sbocciato al fianco dell’ex Southampton dopo che un grave infortunio al ginocchio aveva rischiato di comprometterne la carriera, sono la riprova dell’influenza del numero 4 nella rivoluzione difensiva messa in atto da Klopp.

Ederson vs Alisson, brasiliani volanti — Merita un capitolo a parte la sfida tra i portieri, due degli esponenti di spicco della nouvelle vague dei numeri uno. Ederson e Alisson condividono la nazionalità, ma anche molto altro: entrambi acquistati con una cifra record per il ruolo (offuscata da quella pagata dal Chelsea per Kepa, ndr.), tutti e due dotati di piedi educatissimi che rappresentano la prima fonte di gioco per le rispettive squadre. E, dettaglio non trascurabile, capaci di parare la maggior parte dei palloni che passano dalle loro parti. Con 13 clean sheet, Ederson si è piazzato secondo nella speciale classifica della scorsa stagione, ma quest’anno ha alzato ulteriormente l’asticella del rendimento. Con 649 minuti di imbattibilità e una striscia aperta di sei clean sheet consecutivi (la migliore da quella di Courtois tra ottobre e novembre 2016), il portiere del City può fare un pensierino ai record di Van der Sar (1.311 minuti di imbattibilità e 21 clean sheet nella stagione 2008-09) e Cech (21 reti inviolate nel 2004-05). Erano tante le aspettative che accompagnavano l’arrivo di Alisson sulla sponda rossa della Mersey: i disastri di Karius nella finale di Champions sono un incubo ancora ricorrente nella mente dei tifosi, ma l’ex Roma ha saputo calarsi con la naturalezza dei grandi tra i pali di Anfield. La percentuale di parate della passata stagione (79.7% dei tiri indirizzati nello specchio) lo poneva in una posizione di vantaggio sul suo secondo in nazionale (fermatosi al 69.7%), che ha riconosciuto con umiltà il suo ruolo di Robin rispetto al Batman titolare in verdeoro: “Aver giocato il Mondiale lo mette un passo avanti a me”. Ma per adesso, alla voce gol subiti, comanda lui. Una sfida nella sfida, destinata ad avere un peso specifico notevole sull’esito della Premier.

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