Roma, inchiesta stadio finita In 20 rischiano il processo


Si è chiusa oggi l’Operazione Rinascimento, l’inchiesta della Procura di Roma sul nuovo stadio della Roma, l’impianto che dovrebbe sorgere a Tor di Valle e che ha avuta una brusca frenata a partire dal giugno scorso, quando è stato arrestato per corruzione Luca Parnasi, l’imprenditore incaricato della costruzione. L’inchiesta ha confermato il non coinvolgimento diretto né della Roma né dei suoi dirigenti, ma conferma il coinvolgimento di venti persone che rischiano un processo per i reati di associazione per delinquere, corruzione e finanziamento illecito. Tra le ipotesi del pm Paolo Ielo e Barbara Zuin, c’è anche una presunta corruzione nell’ambito della variante del progetto dello stadio, che prevede un taglio netto delle cubature rispetto al progetto iniziale. Tra i possibili imputati, oltre ovviamente a Parnasi, c’è anche l’ex presidente di Acea Luca Lanzalone, l’ex vicepresidente della Regione Lazio Adriano Palozzi, l’ex assessore regionale all’Urbanistica Michele Civita e il soprintendente ai Beni Culturali Francesco Prosperetti.
ricorsi e attese — Nel frattempo, però, il Codacons ha depositato presso il Tar del Lazio un ulteriore ricorso contro la costruzione dello stadio, ricorso basato proprio sui presunti illeciti contestati dalla Procura di Roma. Per il Codacons tali reati finirebbero con l’inficiare gli atti amministrativi che hanno autorizzato il progetto e di cui si chiede di conseguenza l’annullamento. “A breve i giudici del Tar si pronunceranno sulla richiesta di sospensione della procedura amministrativa per la costruzione dello stadio – sottolinea il Codacons -. La Roma nel frattempo farebbe meglio a cercare un nuovo sito per la realizzazione dell’opera, sito che sia più utile a tifosi e cittadini”. La Roma, in realtà, rivendica la sua estraneità all’inchiesta e il diritto a costruire lo stadio nei tempi più rapidi possibili, come rimarcato anche dal d.g. Mauro Baldissoni nella recente Assemblea dei Soci. E con questo si aspetta anche che la procedura riprenda il suo iter in tempi rapidi. Il Comune, invece, è in attesa delle perizie sull’impatto dell’impianto sul possibile traffico viario e non affidate ai tecnici del Politecnico di Torino.

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