Piatek, parla la sua Paulina "Bomber in campo e fuori"


“Quando ci siamo conosciuti non sapevo niente di calcio. Adesso non mi perdo una partita”. Dritto al cuore di Paulina, stop e tiro con la sfacciataggine dei più forti. Quando si sono conosciuti lei non poteva sapere che di lì a 5 anni il suo Krzysztof avrebbe fatto innamorare anche l’Italia. Quattro gol all’esordio col Genoa, come gli anni che li separano. Nove (in otto presenze in A) come il numero che il bomber ha stampato sulla schiena (è rimasto a secco solo contro la Juve). E ora che tutti sono pazzi di Piatek, anche Paulina Procyk può sognare… un anello.
Paulina, come si è innamorata di Piatek?
“Ci siamo incontrati 5 anni fa a scuola: lui studiava ancora e io lavoravo in ufficio. Un giorno mi ha invitato a cena e ho accettato. È cominciato tutto così: c’è stato da subito un gran feeling e allora perché non andare avanti?”.
E siete andati così avanti da ritrovarvi in Italia…
“L’Italia è splendida, affascinante. E poi si mangia divinamente e c’è sempre il sole. Gli italiani sempre disponibili e amichevoli. Avevamo già visitato Roma nel 2017, come si può non amarla?”.
Qual è la prima cosa che ha pensato quando Krzysztof le ha detto che sareste tornati in Italia, ma non in vacanza?
“Che avrei fatto quello che ho sempre fatto: stargli vicino. Abbiamo l’abitudine di parlare tanto e condividere le decisioni. Ero sicura che sarebbe stata un’occasione importante”.
Tra l’altro Genova è una città stupenda…

“Davvero, è bellissima: ha un mare meraviglioso e le montagne. Ci sentiamo a casa qui”.
A casa a tal punto da portare avanti la sua professione di avvocato?

“È difficile: in Polonia facevo l’avvocato, ma in Italia le cose sono diverse, a cominciare dalle leggi. Oltretutto, non parlo ancora l’italiano abbastanza bene per una professione in cui le proprietà linguistiche ricoprono un ruolo così preponderante. Quando ho deciso di seguirlo sapevo tutto questo, ma sono felice di essere al suo fianco”.
Però c’è sempre la sua seconda vita da fashion blogger.

“Le mie foto su Instagram rappresentano più un divertimento che un lavoro. Amo la moda e la possibilità che mi dà di esprimermi”.
Tra l’altro Milano, la capitale italiana della moda, dista appena 150 km. I tifosi di Inter e Milan sono autorizzati a sognare?
“Questa è la domanda perfetta per Krzysztof” (e il sorriso si fa più sornione, ndr).
A proposito di capitali: l’Italia è la capitale mondiale della buona cucina.
“Wow, la cucina italiana è ‘molto buono’ (lo dice proprio in italiano, con un bel sorriso, ndr) e ormai sono ufficialmente dipendente dal pesto alla genovese”.
Magari, però, con Krzysztof nei paraggi è meglio stare attenti all’alimentazione, altrimenti Juric…

“La cucina italiana è una tentazione continua, ma Krzysztof è un professionista esemplare ed è sempre molto attento a quello che mangia”.
Si aspettava che avrebbe avuto un impatto così devastante con il nostro calcio?
“A dirla tutta non mi aspettavo un big show come quello che sta facendo, ma ho sempre creduto in lui. So quanto ama quello che fa e quanta dedizione ci mette”.
Però segnare così tanto all’esordio in Serie A non è da tutti.

“Me lo ha spiegato lui (ride, ndr), mi diceva sempre che il livello del calcio italiano era completamente diverso da quello polacco”.
E lei cosa gli rispondeva?
“Ce la farai, ne sono sicura. Avevo ragione io, no?”.
Ne avete parlato anche in macchina, nel viaggio da Cracovia a Genova?

“È stato davvero un lungo viaggio, necessario perché con noi c’era anche il nostro cane, e bello perché ci ha dato la possibilità di riflettere e chiacchierare. Abbiamo fantasticato su quanto sarebbe stato bello vivere in Italia, difficile parlare italiano, su come sarebbe stata la nostra casa e l’adattamento di Krzysztof a una realtà così diversa. È stato così intenso che è volato ed è grazie ai suoi manager e alla gente italiana se ci siamo integrati così bene”.
C’era ancora da smaltire la delusione per la mancata inclusione nella lista dei 23 del Mondiale dopo la pre-convocazione?

“Lui è molto razionale. Quando è stato convocato nella lista dei 35 sapeva che 12 ragazzi di quel gruppo non sarebbero andati in Russia. Era un’eventualità calcolata. Certo, un pizzico d’amarezza c’era ma siamo andati in vacanza e abbiamo fatto comunque il tifo per la Polonia”.
Ora, però, ci racconti chi è Krzysztof fuori dal campo.

“È un ragazzo di 23 anni, umile. La nostra è una vita normale, come quella di tante altre coppie”.
Ci sono altri sport oltre al calcio?
“Gli piacciono molto la boxe e la pallavolo, molto diffusa in Polonia. E poi siamo bicampioni del mondo”.
Il suo miglior pregio?
“È un professionista esemplare, alla continua ricerca della perfezione. Qualsiasi cosa faccia è organizzata al dettaglio per essere fatta al meglio”.
E il peggior difetto?

“Lo stesso. Questa maniacalità a volte lo porta a intestardirsi. Ci sono momenti in cui devi lasciare che le cose vadano come devono andare, dimenticare, chiudere qualche capitolo della tua vita. E allora quando capita qualche giornata storta, lui sta lì a rimuginare”.
In un’intervista alla Gazzetta il suo primo allenatore ha raccontato di un Krzysztof dal carattere difficile da ragazzino. È cambiato?
“Lo sport fortifica e costruisce anche le personalità. Ora è cresciuto, è diventato un grande uomo”.
Non resta che il matrimonio, ne avete già parlato?

“Credo che il matrimonio sia il passo successivo di una bella storia d’amor”.
E quello ancora successivo sono i figli?

“Il momento giusto arriverà”.
Intanto tutta Italia si gode il talento del suo fidanzato. A proposito, in quanti modi diversi ha sentito pronunciare il suo cognome?
“All’inizio tutti lo pronunciavano così come si legge in italiano (ride, ndr). A suon di gol, però, ora tutti conoscono la pronuncia corretta”.
Un’ultima cosa: laverà la maglietta che Cristiano Ronaldo gli ha regalato?

“Se la lascio sporca ha un valore affettivo più alto? Forse è meglio che la lavi…”.

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