L’Open per disabili a Crema con vista Ryder Cup 2022


L’iceberg è partito e il compito ora è farlo arrivare dolcemente, e senza urti, al 2022: la prima Ryder Cup italiana, infatti, non si esaurirà nella settimana che, tra quattro anni, al “Marco Simone” di Roma, vedrà sfidarsi i 12 migliori golfisti europei con i 12 migliori golfisti americani, come avviene ogni due anni dal 1927. La storia passa una volta nella vita e bisogna essere preparati. Così sotto la punta di quell’iceberg ecco il lavoro di Gian Paolo Montali, ex ct della nazionale di volley e oggi direttore generale della Ryder Cup 2022, già iniziato da tempo. E passato da Crema in queste ore. “La nostra Ryder Cup dura in realtà dodici anni – spiega Montali – e dovrà essere una rivoluzione dolce che porti beneficio all’intero movimento italiano. I riflettori sono su Francesco Molinari, che è un testimonial perfetto: lo considero come Tomba o Panatta dei tempi d’oro. E i suoi successi sono una fortuna per noi. Ma l’apice non basta, noi stiamo lavorando dalla base e porteremo su tutto il territorio nazionale qualcosa come 97 tornei”. Uno di questi, sponsorizzato da Sanofi Genzyme, è in corso a Crema: il 18esimo Italian Open per disabili.
INTEGRAZIONE — “L’inclusione sociale, che passa dall’integrazione tra disabili e normodotati, è uno dei valori che la Ryder Cup veicola – precisa Montali – . Oltre a questo Open al Golf Club Resort di Crema, ricordo la recente Coppa del Mondo per Ciechi che abbiamo ospitato e ricordo che stiamo allestendo un settore tecnico per golfisti con disabilità. Non richiedendo troppi carichi muscolari ma al contrario grande concentrazione, il golf è perfetto per l’integrazione”. La testimonianza arriva da Edoardo Biagi, golfista normodotato fino al 2008 e che, dopo l’incidente e la parziale paralisi del tronco, non ha mollato questo sport. “Cuore e passione sono la base di tutto – spiega Montali – . Ma Ryder Cup significa anche turismo e attenzione al territorio. Lo sforzo di tutti, a partire da Infront che è il nostro advisor, è notevole, evidenziando la spending review che la Federazione si è imposta per sostenere l’organizzazione. Ma vale la pena. La riprova? Gli ultimi Italian Open a Brescia, sul Lago di Garda, hanno portato 32 milioni di indotto”.
Il golf arriverà pure nelle scuole (“è un progetto che nel 2019 partirà con alcuni istituti pilota: il golf sarà inserito nelle ore di educazione fisica”), sperando nella risposta del territorio: “Che arriva, non subito, perché la legacy non è mai immediata nel golf, ma arriva”. La road to Rome, insomma, è tracciata. “Abbiamo un accordo con la Regione Lazio per disputare i prossimi tre Italian Open nella zona di Roma, contando che quello del 2021 è già fissato al “Marco Simone”: sarà la prova generale della Ryder Cup”. Il modello Parigi, con 271mila spettatori, ha funzionato. Fare meglio è possibile? “No, è doveroso, e ci penso dal giorno successivo la conclusone della Ryder Cup francese: a livello tecnico contiamo di avere ancora Molinari, che all’epoca avrà 40 anni, ma non molla. A livello organizzativo abbiamo il jolly da giocare, ed è proprio la città di Roma, che ha un appeal più alto di qualsiasi altra città al mondo”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *