“La terra della fantasia” Orlando, la scuola Wwe


Per un appassionato di wrestling entrare al Performance Center di Orlando, in Florida, è come per un tifoso di calcio guardare dal vivo la finale di Champions League della propria squadra. O, per restare a quelle latitudini, per un appassionato di basket respirare l’aria dello Staples Center di Los Angeles mentre LeBron James dà spettacolo con la maglia dei Lakers. Chi l’ha detto, però, che anche i più distratti in tema di calcio o basket non possano guardare con ammirazione una realtà fuori dai propri schemi? La magia del Performance Center è pure questa: la capacità di introdurre a una disciplina così popolare negli Stati Uniti – e negli ultimi tempi in grossa espansione anche da quest’altra parte dell’oceano – anche chi il wrestling l’ha solo visto di sfuggita quando veniva trasmesso in chiaro sulle reti Mediaset o su Sky (che ora manda in onda praticamente tutti i programmi Wwe).
nella terra della fantasia — E allora facciamo un passo indietro: la WWE è la principale federazione mondiale di wrestling (è quotata in borsa, giusto per rendere giustizia alle proporzioni) e organizza i due più importanti show televisivi della disciplina: “Raw” e “Smackdown Live”. A meno che non ci si chiami AJ Styles, però, prima di arrivare lì ogni lottatore deve passare per Nxt, il territorio di sviluppo come piace chiamarlo a loro, per prepararsi al grande salto nel paradiso del main roster. La scuola di Nxt in cui si impara a diventare superstar è proprio il Performance Center di Orlando, una struttura costruita, ironia della sorte, nella città nota sì agli appassionati di golf per i numerosi campi ma, soprattutto, a bambini e genitori per i parchi a tema tra cui Disney World e gli Universal Studios. E l’arte della recitazione, in un mondo come il wrestling che più americano non si può, è proprio uno degli elementi centrali, assieme alla preparazione fisica e atletica, su cui si lavora in Florida.
solo col lavoro — L’occasione per visitare il Performance Center è l’anteprima del videogame “Wwe 2K19”, disponibile dal 9 ottobre per PlayStation 4, Xbox One e Windows Pc. Ci arrivi davanti e non hai cognizione di quello che potrebbe esserci dentro. Esternamente sembra un prefabbricato con la facciata bianca e solo un’insegna, grossa ma minimal, a introdurre gli ospiti nella “cantera” del wrestling. Varchi la porta e sei accolto da una famigliare aria condizionata “a palla” tipicamente americana e soprattutto da quella cintura per la quale ogni giorno lì dentro una settantina di atleti-attori lavorano senza respiro: «Work is the only way» (il lavoro è l’unica strada) spiega la guida. Il lavoro inteso come sforzo fisico, impegno atletico, ma anche recitativo. E allora ecco che la porta si apre su una grande sala riunioni. Lo stile, inutile dirlo, è quello dei film: immenso tavolo centrale, sedie tutt’attorno e immancabile lavagna metallica con planning, schedule e appunti scritti con pennarelli colorati. È da lì che si accede al corridoio che conduce alla sala regia e alla “green room”, una stanza attrezzata come un set cinematografico in cui si lavora con il “chroma key” e si affina il feeling con il proprio personaggio. Un lottatore bravo, d’altronde, è un lottatore credibile: quando recita e sprizza odio da tutti i pori ma anche quando fa sorridere il pubblico, quando attacca e quando si difende.
la palestra del successo — E pure quando si fa male. Ecco perché la porta successiva è quella dell’area medica, in cui fisioterapisti e osteopati curano i frequenti incidenti del mestiere. Il cuore del Performance Center, però, è oltre quella stanza. Un’altra porta introduce al primo grande open space della struttura. La parete a vetri sul lato opposto lascia intravedere quello che sta accadendo oltre e i gemiti e i rumori che si sentono sono inequivocabili. Prima, però, è fondamentale la cura del corpo. E allora ecco attrezzature all’avanguardia e fisici marmorei che sudano tra decine di tapis roulant, bilancieri da sollevare e squat da eseguire. Oltre la parete a vetri, poi, il paradiso degli appassionati: sette ring e la pedana sulla quale i lottatori allenano anche l’ingresso sotto i riflettori. Perché nel wrestling il caso non esiste… Ecco cosa succede nel Performance Center di Orlando: un buon lottatore diventa un professionista di questo teatro, una maschera che il pubblico amerà o disprezzerà, un personaggio che non potrà decidere se vincere o perdere, ma comunque regalerà adrenalina ai milioni di persone che ogni giorno e in tutto il mondo accenderanno la tv o entreranno nei palazzetti. E se i 101mila spettatori nel 2016 in Texas per Wrestlemania 32 sono inarrivabili, i biglietti per gli spettacoli del 9 e 10 novembre a Bologna e Roma stanno già andando a ruba…

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