Alvarez batte Golovkin, ma il verdetto è ingiusto


Un Mondiale strepitoso, sicuramente il più bel match dell’anno, da seguire in punta di piedi strabuzzando gli occhi dall’inizio alla fine quello che si è combattuto ieri notte alla T-Mobile Arena di Las Vegas fra il campione kazako dei medi Wba e Wbc Gennady Golovkin e lo sfidante messicano Saul “Canelo” Alvarez dopo il discusso pareggio di un anno esatto fa sullo stesso ring. Quando però alle 6.10 italiane di oggi è stato emesso il verdetto, gli appassionati (che per il battesimo pugilistico di Dazn si erano collegati alla piattaforma Web che diventerà la nuova cassaforte del ring mondiale) si sono rimessi seduti e hanno pensato di aver visto un altro match. Anche noi come il commentatore tecnico Alessandro Duran avevamo due punti per il campione in carica e, pur temendo che il fattore campo e le opportunità di mercato potessero indirizzare la giuria a un secondo pari, non ci saremmo mai aspettati un verdetto favorevole al messicano. Invece Dave Moretti e Steve Weifeld con il loro 115-113 per Alvarez hanno annullato il più equilibrato 114-114 di Glenn Feldman aprendo ora una discussione senza fine sul momento cruciale in cui il barbuto e pur solidissimo sfidante possa aver orientato il match a suo favore.
giudizio — Sicuramente Canelo ha avuto il merito di tenere costantemente il centro del ring e ha assorbito con disinvoltura i micidiali diretti e ganci sinistri del campione che gli hanno attribuito la consolidata fama di picchiatore (34 delle sue vittorie sono avvenute per k.o.). Ma se pure avessimo voluto attribuire a Canelo tutte le riprese assolutamente equilibrate in cui i giudici hanno l’obbligo di trovare un vincitore, sarebbe bastato il forcing finale di Golovkin negli ultimi due round a ribaltare l’incontro. Lo diciamo noi che proprio in base alla difficile attribuzione delle riprese equilibrate avevamo accettato il verdetto di parità del primo match in cui quasi tutti avevano visto la vittoria di Golovkin. Ma in questo caso veramente non ce la sentiamo di biasimare la brutta reazione di Golovkin e del suo entourage che alla lettura dei cartellini hanno preso la via degli spogliatoi rinunciando al previsto confronto al microfono col vincitore che ha avuto parole di grande elogio per l’ex campione ma ha preso tempo prima di dare l’ok a una terza sfida che a questo punto sarà inevitabile. Non sfugge che alla vigilia, particolarmente nervosa per un pugile intelligente e misurato come Golovkin, il campione aveva accusato Alvarez di aver fatto uso di doping (la squalifica dopo il controllo positivo era stata evitata ricorrendo alla solita scusa della carne contaminata) e per la prima volta a questi livelli era perfino saltato il faccia a faccia della vigilia. Una ruggine e un’antipatia reciproca che questo verdetto discutibile sicuramente accentuerà.
il match — T-Mobile straesaurita con 20.000 spettatori per un Mondiale dei medi che una volta tanto va oltre le etichette: Gennady Golovkin si presenta imbattuto (38 vittorie e un pari) per difendere il Mondiale dei medi Wbc e Wba (più la fantomatica Ibo) che un mese prima (16 settembre 2017) sullo stesso ring ha conservato con un pari contro il messicano Saul Canelo Alvarez (49-1-2). In mezzo solo l’agevole difesa di Golovkin contro Martiryosan a Carson e un’operazione alla cartilagine del ginocchio destro (inizialmente nascosta) per Alvarez. Come sempre a bordo ring il bel mondo dell’aristocrazia sportiva-cinematografica Usa, da Tyson a Hearns, da Charles Barkley a Will Smith. Si comincia con una ripresa di studio attribuibile a Golovkin ma poi Alvarez prende il centro del ring e già al secondo round un suo montante sinistro doppiato da un gancio fa capire che Canelo non è mai stato così in forma. Al quarto round è però Golovkin a mettere a segno una serie di ganci sinistri che aprono una vistosa ferita sull’arcata sopraccigliare sinistra dello sfidante. E’ qui però che si apre la fase più favorevole ad Alvarez che guida le operazioni per tre round: il match è di una intensità straordinaria senza pause e rallentamenti al punto che alla fine del settimo round dopo uno scontro di teste i due pugili tornano all’angolo apparentemente sfiniti, con una ferita che compare anche sull’arcata destra del campione. Un match sostanzialmente equilibrato che però secondo noi prende la strada del Kazakistan alla decima ripresa quando Golovkin capisce che deve dare una scossa e con un diretto destro alla mascella fa barcollare Alvarez salvato dal gong e dal suo involucro di acciaio. Gli ultimi due round vedono Golovkin partire all’arrembaggio con Canelo che trova le forze per reagire proprio quando sembra sul punto di arrendersi: ma il buon finale di undicesima e dodicesima ripresa sicuramente non basta per attribuirgli la ripresa. Quando i due pugili vistosamente insanguinati in volto si abbracciano in attesa del verdetto nulla lascia presagire la vittoria di Canelo che alla fine ringrazia giustamente il grande lavoro al suo angolo anche nella suturazione della ferita. Per Golovkin a 36 anni ci sarà tempo di riscattare questa prima sconfitta in carriera dopo l’argento olimpico 2004, per il messicano d’acciaio dopo l’abbraccio a bordo ring della madre ci sarà il festoso ritorno a Guadalajara dove l’aspettano 7 fratelli tutti coinvolti nel pugilato. E chi dice che questo sport è finito dopo aver visto lo spettacolo di ieri deve sicuramente ricredersi.

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