La provocazione di Zanardi "Così si batte il doping"


Si fanno le cose – va bene, va male – e c’è sempre qualcosa da dire o rivedere. Soprattutto quando si ripercorrono gli eventi con chi mastica la tua materia. L’altro giorno mi è successo con un compagno di Nazionale, tornato anche lui dal Mondiale paraciclistico di Maniago con qualcosa da recriminare. Buffo, ma gli confidavo che anni fa, alla vigilia della Paralimpiade di Pechino, una sua perentoria vittoria in una delle ultime gare di preparazione era stata oggetto di una discussione con un altro compagno-amico. “Più di 38 km/h di media,ti rendi conto?!?”, aveva detto perplesso il mio interlocutore. Quasi dubitando che un simile risultato fosse solo “roba sua”. Lo era, oggi lo sappiamo. Anche perché, lavorando, le velocità sono salite al punto da rendere quel numero ridicolo.
AVVERSARI COL TRUCCO — Ma negli sport in cui il doping può incidere, chissà in quanti sono accompagnati da dubbi simili. “Contro chi mi batto? Avversari solo forti o anche i loro trucchi?”. Abbiamo riso ricordando quell’aneddoto che regala carica a entrambi per ripartire alla caccia della nostra rivincita sportiva, ma spostando il discorso a un livello più generale si sa che i ‘furbi’ stanno sempre un filo avanti ai controllori. La scienza gliene offre la possibilità. E chi si batte per il rispetto delle regole ha pochi mezzi davvero efficaci: il passaporto biologico e i controlli a sorpresa, ad esempio. Il primo, grazie a verifiche periodiche, consente di valutare quale sia la normalità dei valori ematici di un atleta: ogni cambiamento può indurre sospetto e suggerire un monitoraggio più attento. Il secondo è l’unico strumento davvero efficace per cogliere i delinquenti (è il termine giusto) in flagranza di reato. Purtroppo esistono ancora limiti, legati anche alle giuste leggi internazionali preposte alla tutela della privacy.
LA PROVOCAZIONE — Allora lancio una provocazione a tutti gli atleti professionisti. Attraverso gli smartphone siamo ormai tutti localizzabili: perché non concedersi totalmente agli ispettori dell’antidoping permettendo l’accesso a questo dato? Con un po’ di flessibilità da parte loro, se sto facendo altro, ma dichiarandosi disponibili senza limiti per un eventuale controllo.Tanti amerebbero dire: “Non ho nulla da temere!”. Ma molti di più, e di questo sono certo, sarebbero felici e rassicurati nel sentirglielo dire.
Questo articolo è apparso sul numero 35 di SportWeek, in edicola l’1 settembre 2018

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *