Via cellulari e niente serate Luis Enrique torna sergente


Idee, spirito, metodi e… regole. Il sergente è tornato. Con più voglia e fame di prima. Luis Enrique ha preso in mano la Spagna da appena 24 ore ma, a dare uno sguardo ai media spagnoli, è già chiaro che molte cose cambieranno. Perché l’ex tecnico di Barcellona e Roma non vuole perdere tempo ed ha capito che la precoce eliminazione agli ottavi con la Russia non è stata solo il frutto dello scossone Lopetegui esonerato a due giorni dal Mondiale o di carenze tecnico-tattiche (d’altronde come poteva esserlo…) ma di un gruppo che, forse, ancora gruppo non è. Proprio per questo ha deciso di introdurre tre semplici ma inderogabili regole: via i cellulari durante i pasti, niente serate libere nel ritiro e voli diretti per le destinazioni delle partite. Il motivo? Incrementare il dialogo e far sì che i giocatori approfittino dei momenti di relax per cementare lo spirito di gruppo.
3 regole — Nello specifico, nella giornata di ieri, il tecnico asturiano ha tenuto un discorso alla squadra per indicare le principali linee guida della sua gestione. Innanzitutto ha vietato l’ingresso dei telefoni cellulari nella sala in cui si svolgono i pasti principali affinché i giocatori non si distraggano troppo tra Instagram, Facebook e Twitter, poi niente uscite dal centro sportivo e serate libere durante il ritiro (che in molti sfruttavano per raggiungere le famiglie) e viaggi di ritorno diretti senza passare da Madrid. Cambiamenti importanti se si pensa che quando la Spagna giocava fuori era consuetudine tornare dopo la partita nella capitale e avere la notte e/o la mattina libera. Lucho ha invece scelto i voli diretti tra le città che ospiteranno gli impegni della nazionale: per esempio già dopo la sfida con l’Inghilterra in programma sabato a Wembley, la Spagna volerà ad Elche dove martedì affronterà la Croazia.
anche a roma — Non è la prima volta che Luis Enrique ricorre a regole ferree. Già a Roma, il tecnico asturiano fece parlare di sé per l’esclusione di De Rossi a Bergamo contro l’Atalanta, punito con la tribuna per essere arrivato in ritardo alla riunione tecnica prepartita. Oppure per la multa salata e la giornata di stop ad Osvaldo per il famoso schiaffo a Lamela. “La cosa più facile – spiegò – sarebbe stato fare una multa, prendere soldi al calciatore e dimenticare tutto. Osvaldo è la punta che ha giocato più minuti con la Roma, ma abbiamo un gruppo e ho fatto la scelta di voler essere una vera squadra, che soffre quando perde, si diverte quando vince e si rispetta sempre. Osvaldo è un bravo ragazzo, ma tutti devono sapere che in casi del genere si è puniti e la punizione colpisce anche la squadra. La mia non è una dittatura, ci sono tre regole comportamentali che valgono per ogni gruppo”. Ora lo sa anche la Spagna.

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