Inter, fenomeno Lautaro "Voglio essere unico"


Chissà se Diego Milito, dalla poltrona di casa in Argentina, avrà visto l’ultima prodezza del suo pupillo, l’ennesima di questa estate nerazzurra marchiata dai gol di Lautaro Martinez. L’ultimo re di Champions con la maglia dell’Inter è stato il primo sponsor del trasferimento di Lautaro: proprio lui, segretario tecnico del Racing, ha spinto perché alla fine scegliesse l’Inter e respingesse la corte degli altri top club europei. Nel calcio moderno si dice spesso che la differenza – oltre alla qualità – la fanno lo spazio e il tempo nelle giocate. E Lautaro anche ieri ha dimostrato una capacità di smarcamento straordinaria, oltre a un senso del gol e una tecnica di base da primo della classe. D’accordo, il cross di Asamoah è stato perfetto. Ma Lautaro si è mosso un attimo prima, è sgusciato alle spalle dell’ultimo difensore dell’Atletico e poi ha provato a conquistarsi un posto sulla prossima collezione delle figurine Panini, emulando la spettacolare acrobazia in semirovesciata di Parola. Palla all’incrocio e Wanda Metropolitano ammutolito. Poteva essere il suo stadio: chissà che qualcuno non cominci a rimpiangerlo.
multiuso — Spazio e tempo, dicevamo. Ma il tempo – o la tempistica – diventa fondamentale di questi tempi anche sul mercato. E allora un grande applauso al d.s. Piero Ausilio e al vice presidente Javier Zanetti, capaci di bruciare proprio l’Atletico Madrid (che aveva praticamente definito già l’operazione) a inizio anno e a mettere sotto contratto un gioiello puro, che brilla per qualità e personalità. E che può giocare in tutti i ruoli d’attacco. Altro che vice Icardi, oggi pensare a un’Inter senza Lautaro non è poi così semplice. Ma per Spalletti questo sarà solo un problema meraviglioso da affrontare: l’abbondanza aiuta a tenere alta la concentrazione e la voglia di conquistarsi una maglia da titolare.
personalità — Ci sono ventenni che vorrebbero tornare indietro nel tempo e svincolarsi dalle prime responsabilità. Poi ci sono ventenni alla Lautaro, che arrivano all’Inter con la faccia tosta, chiedono la «10» e confessano: «Non chiamatemi Martinez, ce ne sono troppi. Preferisco Lautaro, voglio essere unico». Le prime parole in conferenza raccontarono molto di questo argentino purosangue tutto garra e gol, ma non tutto. Milito e Zanetti gli avevano raccontato il peso della maglia nerazzurra, ma invece di spaventarsi si è caricato ancor di più. «Volevo l’Inter a tutti i costi», disse. E in meno di due mesi l’ha già conquistata. Fuori dal campo s’è legato molto a Icardi. E la cosa ha avuto effetti immediati anche sul terreno di gioco. L’intesa cresce e anche ieri ha mostrato miglioramenti. Veli, sponde, continua ricerca del compagno. Lì davanti si gioca a ritmo di Tango. Tra una settimana parte il campionato. L’attesa è tutta per Ronaldo, ma Lautaro saprà trovare il modo per farsi notare. Con la faccia da bimbo e la fame di chi sa che arriverà molto in alto.

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