Gabbiadini: "Tornare in A? Prima una Premier al top"


“Colpa di tutti: di Tavecchio e Ventura, dei giocatori e del sottoscritto, titolare nei 90’ più importanti. Ma ora ho un sogno: conquistare un Europeo o un Mondiale. Dopo il k.o. con la Svezia sarebbe la vittoria più bella nella nostra storia”. Manolo Gabbiadini non si nasconde, decide di aprirsi: “Si è discusso tanto del mancato impiego di Insigne, ma sono scelte del c.t.. Come tutti, mi assumo le mie responsabilità, ma credo di aver meritato la maglia azzurra. Una maglia che amo e che non ho intenzione di mollare”. All’orizzonte la terza stagione al Southampton (la seconda dall’inizio), che parte con un gran biglietto da visita datato 8 maggio 2018: 1-0 in casa dello Swansea e gol-salvezza al 72’: “Pesante perché ci permise di restare in Premier”. Momenti importanti che, però, fanno ormai parte del passato. Ora è tempo di guardare avanti, con l’obiettivo di migliorare l’attuale bottino inglese. Dal 31 gennaio 2017, giorno del trasferimento dal Napoli ai Saints per 17 milioni (più 3 di bonus), 45 presenze (23 da titolare) e 11 reti: “Voglio fare di più, come tutti: l’ambizione è chiudere nella parte sinistra della classifica”. Si partirà domani in casa contro il Burnley. Mentre in ottica mercato nessun ribaltone estivo: “Non è il momento di tornare in Italia, ho ancora molte cartucce da sparare in Premier”. Dove l’ambientamento prosegue: “Inizio non semplice, ma ora le cose vanno bene. Parlo un buon inglese. Non ancora al loro livello, ma dai… ci siamo quasi!”.
Offerte respinte dalla Serie A?
“Ringrazio i club che mi hanno cercato, ma ho ancora 3 anni di contratto e ho deciso di restare. Se fossi tornato ora sarebbe stata dura pensare a un’esperienza-bis in Premier, il mio tempo qui non è terminato. Devo completare un percorso iniziato a gennaio 2017”.
Porte chiuse, quindi, al ritorno?
“L’anno prossimo sarò a 2 anni dalla scadenza e le cose potrebbero cambiare, ma per ora sì. Voglio disputare una grande stagione e giocarmi le mie chance in Premier”.
Il torneo più bello del mondo?
“Ci sono pro e contro, come in Italia, Spagna, Germania e Francia. Di sicuro c’è un fascino particolare, gli stadi sono meravigliosi e sempre esauriti. I tifosi di casa e quelli avversari mangiano insieme prima della partita, le squadre arrivano in pullman senza la scorta della polizia. Questa è la grande differenza con l’Italia, dove si registra il sold-out solamente 4-5 volte all’anno”.
City assoluto favorito?
“Gioca il miglior calcio e ha rinforzato ulteriormente una rosa già fortissima, quindi sì. Ma attenzione: qui si può vincere e perdere contro chiunque e le sorprese sono dietro l’angolo. Basti pensare al Leicester campione nel 2016”.
Gli inglesi cosa dovrebbero “rubare” all’Italia?
“La tattica, in questi siamo i maestri. Ma ogni campionato è affascinante per le caratteristiche che lo rendono unico: la Premier per ritmo e velocità, la Serie A per l’organizzazione, la Liga per la tecnica. La tradizione deve rimanere, bello che scuole differenti lottino per essere al top in Europa”.
Lei, invece, si sente al top?
“Assolutamente no, un ragazzo di 20 anni impiega un attimo a “rubarti la merenda”. Non si smette mai di imparare, nemmeno a 35 anni. Guardate Cristiano Ronaldo”.
Ora alla Juventus: lo avrebbe mai detto?
“Tanta roba, acquisto mondiale. Notizia incredibile per la Juve e l’intero calcio italiano”.
Non c’è il rischio che il divario tra Juve e avversarie diventi ancor più grande?
“Sulla carta, ma penso all’anno scorso: senza la rimonta di San Siro forse lo Scudetto avrebbe preso un’altra direzione. Conta solamente il campo. La pressione sarà tutta sulla Juve, che con il numero uno al mondo non avrà alternative diverse da un altro titolo”.
Ronaldo o Messi?
“Entrambi hanno scritto la storia del calcio. È un paragone impossibile, come James-Jordan nel basket”.
All’estero il calcio italiano piace un po’ di più?
“L’appeal sta crescendo. Spesso hanno vinto le inglesi, altre volte le spagnole, ma la strada è quella giusta. Sono sicuro che presto il sole tornerà a splendere anche in Italia”.
Italia vuol dire, anche, Napoli.
“Anni splendidi che porto nel cuore, ricchi di emozioni come i gol in Europa League e Champions. Inoltre la città è stupenda, vivendoci è stato inevitabile innamorarsene”.
Rimpianti?
“Nessuno. Ho fatto bene e con la mia cessione ci hanno guadagnato tutti, compresa la società che mi acquistò a 12 per rivendermi a 20. Poteva andar meglio, certo, ma ho dato tutto e sono felice di quanto fatto. Non sono d’accordo con chi afferma che la mia esperienza a Napoli fu negativa”.
D’altronde i numeri sono dalla sua parte.
“Concorrenza forte, ma ritengo che 25 gol in 3122’ giocati non siano pochi. Ripeto, Napoli era e resterà nel mio cuore. Ringrazio tutti: tifosi, compagni, presidente e allenatori”.
Compreso Sarri, che ora ritroverà da avversario?
“Assolutamente, ringrazio anche lui. Un grande allenatore che dà tutto sul campo, con le proprie squadre ha offerto spettacolo ovunque e contro tutti. Farà bene anche in Premier”.
E Benitez?
“Rispetto a Sarri, presta maggior attenzione alla persona. Anche lui un grande, allenatore internazionale che ha vinto tanto. Mi ha insegnato molto come tutti i tecnici coi quali ho lavorato in carriera”.
Il più importante?
“Ferrara ha significato tantissimo. Da c.t. dell’Under 21 ha sempre puntato su di me, nonostante le difficoltà di Bergamo. Ero giovanissimo e giocavo poco. Se sono andato a Bologna e intrapreso un certo percorso il merito è soprattutto suo”.
Capitolo Nazionale: cosa accadde a San Siro quella sera?
“Troppe persone hanno parlato. C’è chi incolpa l’una, chi l’altra… Così non si risolvono i problemi. La realtà è che la Svezia è passata e l’Italia no, colpa di tutti: di Tavecchio e Ventura, dei giocatori e del sottoscritto, titolare nei 90’ più importanti”.
“Insigne in panchina” una delle critiche mosse al c.t..
“Decisioni che tutti hanno rispettato, ma credo di aver meritato quella chance. Poi c’è stata molta sfortuna in entrambe le gare, ma il verdetto è questo e bisogna accettarlo”.
Mancini uomo giusto per il nuovo corso?
“Lo dirà il tempo. Di certo la Federazione ha scelto un grande allenatore, un vincente che serviva in questo preciso momento”.
E che la voleva ai tempi di Inter e Zenit.
“Ma non per questo la convocazione sarà automatica, la concorrenza è importante. Dovrò dimostrare con il Southampton e darò il massimo, perché non voglio mollare l’azzurro”.
Per esaudire, chissà, quel sogno nel cassetto.
“Conquistare un Europeo o un Mondiale varrebbe il doppio dopo la maledetta serata di Milano, sarebbe la vittoria più bella nella storia della Nazionale. Io ci credo”.

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