Bremer, che bella sorpresa Il gigante ha stregato il Toro


Si è lasciato alle spalle appena un mese di Toro, ma questa sembra essere già una vecchia storia come se appartenesse a un’altra vita. Torino accolse Gleison Bremer in un lunedì mattina come tanti: in quel 9 luglio quando si intravide, per la prima volta, attraverso i vetri di un’auto che lo accompagnava all’Istituto di medicina dello sport dentro lo stadio Olimpico per iniziare la sua nuova avventura in granata. Il mattino successivo Bremer entrò nel gruppo a Bormio: da allora è stata una corsa lanciata, un conoscersi velocemente bruciando rapidamente tutte le tappe. Fino al punto di prendersi una maglia da titolare ad Anfield con il Liverpool. Che terrà stretta per molto.
la museruola a mané — Toro ha iniziato ad apprezzare da subito questo brasiliano di ventuno anni arrivato da Itapitanga, un piccolo centro dello stato di Bahia, capace di scrollarsi di dosso in poche settimane l’etichetta di essere un oggetto misterioso. Aveva una missione, Bremer: cancellare il nome di Verissimo, che fino a quel momento aveva riempito giornali, interviste e pensieri di mercato. Un mese dopo si è spinto oltre e ora è tutta un’altra musica: il Toro ha capito di aver portato in casa un potenziale tesoro. È stata una scoperta graduale: col Nizza aveva iniziato a far intravedere qualità interessanti, con la Chape ha colpito per la tecnica (strappando applausi con una spettacolare ruleta) e per il tempismo, a Liverpool ha stupito anche Mazzarri per intelligenza e solidità sbagliando quasi nulla contro un cliente scomodissimo come Mané. Questo ragazzone di 188 centimetri si sta prendendo il Toro. gioco d’anticipo E torniamo a un mese fa, quando l’acquisto di Bremer aveva colto di sorpreso il grande pubblico, un nome che però diceva già tanto agli addetti ai lavori. In primavera a lui si era interessata la Roma di Monchi, ma la struttura dello scout del Toro, con Antonio Cavallo e Gianluca Petrachi in prima linea, è stata più abile e veloce nel strapparlo alla concorrenza per 6 milioni dopo averlo seguito per mesi. «Non è mai stata una mia seconda scelta», aveva sottolineato il d.s. Petrachi, volato un paio di volte fino in Brasile per vederlo da vicino con l’Atletico Mineiro dove era arrivato a gennaio 2017 acquistato per 86.000 euro. Ha iniziato nelle giovanili del Desportivo Brasil, a Porto Feliz, con in mezzo un passaggio in prestito nell’Under 19 del San Paolo. È esploso all’Atletico Mineiro, dove era diventato un titolare con 11 presenze nell’ultimo campionato 2018. Bremer si ispira a Thiago Silva e a Sergio Ramos, «lavoro per diventare un giorno come loro, ma ci vorrà davvero tanto tempo…», si è fatto già apprezzare per una buona tecnica, un’abilità nel gioco di anticipo sopra la media e un’ottima solidità nella fase difensiva.
e il c.t. tite… — Quando lo incontri dà l’impressione di essere timido, poi in campo è un leone: tra lui e lo spogliatoio è stato subito feeling e, quando non si allena, studia (anche a casa) seguito da una professoressa d’italiano per apprendere in fretta la nostra lingua, assimilare ogni sfumatura delle lezioni di tattica di Mazzarri e poter comunicare meglio con i compagni. Con il Cosenza sarà ancora lui il titolare nella difesa a tre, facendo scivolare un totem come Moretti in panchina. Il suo exploit non è passato inosservato in Brasile: il c.t. Tite lo ha inserito nell’elenco dei difensori sotto osservazione per le amichevoli con Stati Uniti (8 settembre) ed El Salvador (12 settembre). Il bello per Bremer inizia adesso.

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