Da Icardi a Belotti e Suso Clausole: quanto costa la A


Volete Chumi Brandariz? Presentatevi a Barcellona con 100 milioni, perché tanto costa. Non lo conoscete? Lo conoscerete: è il miglior centrale prodotto negli ultimi anni dalla cantera del Barcellona, classe 1999, gioca la palla come un mediano e i blaugrana l’hanno appena blindato con un contratto nuovo e un prezzo a nove cifre. Ecco, l’essenza di una clausola sta proprio qui. E non guardate alla cifra, non deve rispecchiare il valore del calciatore e a dire il vero (almeno per difetto) non succede quasi mai. Altro esempio catalano: Samuel Umtiti. Comprato due anni fa per 25 milioni dal Lione e affermatosi titolare al centro della difesa di Valverde, lunedì scorso ha firmato per altri 5 anni con addosso un’etichetta da 500 milioni. In Spagna hanno parlato, riferendosi a questa ma anche alle altre cifre monstre a cui vengono via quelli del Barça, di clausole anti Neymar. Perché il mercato di altissimo livello è diventato come un giro di limbo in cui l’asticella si abbassa a ritmo più alto rispetto alla musica: chi si aspettava prima dell’estate scorsa che qualcuno potesse sborsare una cifra come i 222 milioni previsti dal contratto del brasiliano coi blaugrana? Il Psg, forte della volontà del calciatore, l’ha fatto. Ecco perché certe clausole sono ormai dichiaratamente dissuasorie, antiscippo, anche se poi non vuol dire che si tratti di incedibili: semplicemente, se il prezzo già fissato è altissimo, bisogna prendersi la briga di trattare.
dalla spagna a noi — La clausola è un istituto calcistico-giuridico che venne sdoganato in Spagna nel 1985, quando l’assocalciatori locale ottenne una legge dello Stato che autorizzava gli atleti professionisti a liberarsi da un contratto previo esborso di una cifra prefissata. In Italia imparammo a conoscerla nel 1997, quando Moratti pagò quella di Ronaldo portando il Barcellona, che sosteneva valesse solo per le trattative interne, a innescare un duro contenzioso. All’epoca la Serie A era forte, fortissima sul mercato internazionale, oggi lo è decisamente meno. Ecco perché, facendo un viaggio tra le clausole di casa nostra (non abbiamo una specifica regolamentazione come in Spagna, si possono stipulare con un allegato al momento del deposito del contratto), la stragrande maggioranza vale solo per l’estero: per non farsi strappare i talenti migliori o quantomeno, nel momento in cui questi si ingolosiscono di fronte a una richiesta, per farseli pagare bene. L’apripista in Serie A fu Pantaleo Corvino a Firenze nel 2009: 25 milioni di clausola a Felipe Melo, due settimane dopo la Juve li sborsò e lo prese.
gol e milioni — Oggi la Serie A ha due soli prezzi “centenari”, Mauro Icardi e Andrea Belotti. Anzi tre, perché l’Inter a Lautaro Martinez ne ha messo uno da 111 milioni ma l’argentino ha firmato da pochi giorni e non può per forza di cose già scatenate appetiti. Quei due, comunque, fanno tanti gol e danno l’idea di poterne fare a tutti i livelli, le voci si sprecano ma il fuoco sulla miccia delle clausole manca. Quella dell’interista, 110 milioni, scade tra una settimana: per ora non è uscito nessuno allo scoperto, il ritorno dei nerazzurri in Champions regala a Mauro il palcoscenico che voleva, le trattative per il rinnovo proseguono spedite e magari la clausola stessa verrà aumentata o, chissà, eliminata. Anche per Belotti nessuna maxiofferta da 100 milioni, e il Toro non ha intenzione di venderlo perché lo considera una pietra angolare. Per entrambi, insomma, lo spettro dell’effetto Neymar è lontano.
pro e contro — La clausola in fondo è come un prezzo, solo che se compro un maglione so quanto vale e pure che al massimo potrà deprezzarsi. Per un calciatore invece il valore sale e scende in base al rendimento, spesso lo fa il portafogli di chi vuole comprarlo. Senza contare che la volontà dell’atleta resta un elemento decisivo. Ecco perché sulle clausole ci sono divergenze di vedute. La Juve magari le paga se serve, ma il suo a.d. Marotta non ne mette: «Sono contrario – ha detto di recente -, se uno vuole lasciare un club è impossibile tenerlo, a quel punto il valore del calciatore lo fa la trattativa». Il concetto è che se sbagli una valutazione rischi che uno ti scappi via a un prezzo minore di quello che magari si sarebbe spuntato in una situazione favorevole. A Napoli, invece, De Laurentiis ha abbracciato il fenomeno con Lavezzi – nel 2011 rinnovò pattuendo 27 milioni di buyout, un cifrone per l’epoca prontamente poi pagato dal Psg -, l’ha ben sfruttato con Cavani e Higuain e ne ha fatto una chiave della sostenibilità del progetto. Sono 8 i calciatori del Napoli, di cui 6 titolari, «clausolati» solo per l’estero. Alcune sembrano esagerate? Forse, ma una stipula del genere tiene conto del potenziale, cosa che nei casi di Rog, Maksimovic e Zielinski non manca. Alcune sembrano basse, tipo Albiol a 6 milioni o Callejon a 23? Forse, ma si tratta di ultratrentenni e strappare di più sarebbe arduo e costerebbe tempo. Pure Sarri aveva la clausola: fino al 31 maggio chi lo voleva doveva sborsare 8 milioni (la Roma al Sassuolo ne diede 3 per avere in panchina Di Francesco), ora invece bisogna trattare con De Laurentiis. Altri prezzi che suscitano appetiti: Suso a 38 milioni, Brozovic a 50, Pellegrini a 30 (Juve e Inter sull’attenti). E poi Torreira, uno dei migliori registi dell’ultima Serie A, che viene via dalla Samp a 25 milioni: viste le cifre che girano non sono tanti, se poi fa pure un buon Mondiale…

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