Inter, la via dello scudetto Chiesa, il Ninja e Dembélé


L’Inter lotta coi paletti del fairplay finanziario, panorama non semplicissimo, 45 milioni in plusvalenze da incassare entro il 30 giugno. Un lavoraccio per il d.s. Piero Ausilio, che comunque negli ultimi anni ha saputo riemergere da situazioni obiettivamente ai limiti dell’impossibile senza dover ricorrere a sacrifici eccellenti. Bisogna assolutamente evitare le sanzioni Uefa per poi permettersi un mercato importante da luglio in poi, con la proprietà cinese che sembra finalmente pronta a fare anche un passettino economico più lungo della gamba pur di celebrare adeguatamente il rientro del club nell’Europa che conta.
MASSIMA TRASPARENZA Il popolo nerazzurro si aspetta che Suning decida in un certo senso di premiare Luciano Spalletti, «aziendalista» fino in fondo nella complicatissima stagione appena conclusa e capace di portare a casa la zona-Champions nonostante un mercato parecchio lontano da ciò che era stato promesso allo stesso tecnico di Certaldo. Non sono mancate le «turbolenze» nell’immediato post Lazio-Inter, con Spalletti che ha parlato chiaro prima coi dirigenti e poi anche davanti ai giornalisti. Il concetto è semplice: per puntare a uno step superiore, servono giocatori, non chiacchiere; altrimenti bisogna volare basso fin dall’inizio, con la massima trasparenza nei confronti dei tifosi. E nelle mani dei vertici nerazzurri c’è già una lista di priorità tecniche dettate da Luciano, conditio sine qua non per sdoganare anche la parola «scudetto».
IL SOGNO Promossi gli acquisti a costo zero di Asamoah e De Vrij, così come l’importante investimento per Lautaro Martinez. Tutti potenziali titolarissimi, sia chiaro, ma nell’ipotetico undici di partenza ci sono almeno altre tre-quattro lacune da colmare secondo Spalletti. Servono un terzino destro, un’ala pura, un trequartista e un centrocampista centrale di gamba e personalità. Sul terzino non c’è grande fretta, ma nelle altre zone del campo le idee di Luciano sono inderogabili: la sua lista indica Dembélé, Nainggolan e Chiesa come primissime scelte. L’esterno viola, in particolare, sta subendo un pressing indiretto mica da ridere dall’ambiente interista. Corso Vittorio Emanuele è pronta a uno sforzo decisamente importante per arginare la concorrenza di Napoli e Juventus, club che sono arrivati ad offrire alla Fiorentina 50 milioni e due giocatori. Le due contropartite tecniche messe sul piatto da Marotta sono Mandragora e Pjaca, e la cosa inizia inevitabilmente a fare gola al club dei Della Valle. L’Inter chiede pazienza al ragazzo, e sta preparando una controffensiva da circa 55-60 milioni in contanti, mossa che però non può prendere vita se prima non verranno superati tutti i paletti Uefa. Insomma, c’è il rischio di arrivare tardi, anche se Ausilio ha una buona carta da giocare, ed è quella di Enrico Chiesa, papà-manager di Federico. Chiesa senior preferirebbe che il ragazzo giocasse un altro anno a Firenze, ma in caso di «cessione forzata» si dice che abbia in testa l’Inter come soluzione migliore per la crescita del figlio.
ALTERNATIVEBuone poi le sensazioni nerazzurre sul fronte Dembélé (già avviati i contatti con il Tottenham per il centrocampista belga), mentre per quanto riguarda Nainggolan tutto dipende dalle strategie in uscita della Roma: un paio di giocatori dovrebbero partire per far quadrare i conti, al momento però non sono chiare le «gerarchie» decise da Monchi e Di Francesco. Spalletti ha comunque indicato pure una «lista B». L’alternativa a Dembélé è Kevin Strootman: 32 milioni di euro la clausola per liberare l’olandese che fra l’altro sembra il meno incedibile fra i giallorossi. Per quanto riguarda il trequartista-assaltatore c’è sempre in corsa Rafinha. In queste ore il brasiliano sta incontrando i dirigenti del Barcellona per cercare di semplificare un suo rientro a Milano con la formula di un nuovo prestito, magari con obbligo di riscatto dopo due anni. Infine, è sicuramente il brasiliano Malcom (extracomunitario) il «vice» Chiesa. Resiste la candidatura di Politan

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