Golino conquista Cannes Ecco i suoi fratelli diversi


Con una capacità tutta femminile di raccontare gli uomini, una regista italiana riesce a mettersi in luce a Cannes, ancora divisa fra le polemiche per il film di Lars Von Trier e le domande su “Solo – A Star Wars History”, presentato ieri in sordina (saga eterna e sempre rinnovabile oppure ormai consunta, ripetitiva, persino noiosa?). Lei è Valeria Golino, il film “Euforia” – presentato nella sezione Un Certain Regard – i protagonisti Riccardo Scamarcio (ex della Golino) e Valerio Mastandrea, qui strana coppia di fratelli che più diversi non potrebbero essere. Vitale, irruento, superficiale, sempre alla ricerca di appagamento il primo (Matteo, ovvero Scamarcio); introverso, sofferto e innamorato della Roma e di una donna che non è sua moglie il secondo (Ettore, ovvero Mastandrea). Ruoli pensati su due attori opposti e due modi di recitare diversi, ma che, inaspettatamente, funzionano bene. Quando Ettore si ammala gravemente, Matteo, omosessuale dichiarato, invade la vita del fratello, assumendosi il compito non richiesto di alleviarne la sofferenza con inganni, bugie, trame private, rappresentate anche da una casa piena di trucchi e corridoi. Azzarderà persino un pellegrinaggio a Međugorje che si rivelerà un eloquente fallimento. Il punto è che anche Matteo, a suo modo, è malato: non solo perché si fa operare (e per incredibili ragioni estetiche, mentre l’intervento per il fratello non è più possibile) ma perché affetto dalla malattia di vivere in modo bulimico, senza aver tempo per “digerire” nulla. Perché affrontare questi temi in un film che riesce spesso a far sorridere, oltre che a toccare lo spettatore? Perché, spiega la Golino, ispiratasi alla vicenda di un amico, “se devo raccontare l’essenziale, il mondo di oggi, è chiaro che cerco, anche drammaturgicamente, le uniche cose che sono rimaste intoccate in quel senso. E, probabilmente, la morte è la regina di quelle cose”.
paradosso — Ma la forza del film è la capacità di rappresentare due tipi di uomini – riconoscibilissimi – e il loro modo di essere fratelli (diversi) in un momento di crisi. Matteo, ricco, irrisolto, quello convinto di poter vincere sempre, di poter risolvere tutto – per riscattare la propria identità sessuale, lo accuserà l’altro – ed Ettore, esiliato e severo, che sa essere profondo e anche banale, deciso e anche disarmato. I veri mali incurabili, sembra dire il film con un paradosso feroce ma espresso con delicatezza, sono quelli dentro di noi. Trovati da soli o nel confronto con gli altri ma magari mai affrontati. L’uscita in sala entro fine anno.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *