Cannes, ecco Le Grand Bain Maschi pazzi per il sincro


Ci voleva un film “sportivo” per confermare quanto l’Italia debba imparare dai francesi l’arte di fare commedia, cioè intrattenere con intelligenza e leggerezza, sapendo dare a ogni personaggio una propria dimensione. Le Grand Bain, tra i titoli più sorprendenti visti finora in un Festival di Cannes blindato, piovoso, vagamente sottotono, porta in scena un gruppo di maschi quarantenni alle prese con i guai della vita che affliggono un po’ tutti. E immagina che l’allenamento in piscina per imparare il nuoto sincronizzato (e volare persino ai Mondiali) li aiuti a raddrizzare i conti con loro stessi. E se il lato comico è offerto da pigri corpi maschili impegnati in uno sport che fa di solito pensare alla naturale grazia delle donne, quello più psicologico è offerto dai dialoghi prima e dopo gli allenamenti, sotto l’occhio vigile di due ex campionesse della specialità, a loro volta segnate dal passato. Le Grand Bain, di Gilles Lellouche, più noto come attore per quella faccia da eterno mascalzone, ha il giusto equilibrio fra ironia e dramma e conferma anche il potenziale narrativo dello sport: non quello eroico dei campioni ma quello della gente comune, che trova proprio nel gioco momenti di aggregazione, amicizia, confidenza. Occasioni per superare, anche con l’aiuto degli altri, problemi con le mogli, i figli, persino le madri. E poi con il lavoro, con la bancarotta imminente, con il successo (musicale, in questo caso) che non è mai arrivato.
Fragili — Una commedia corale e sociale sullo sport più difficile, quello di accettarsi, che la critica francese, magari un poco sciovinista, già paragona a Full Monty. Spiega il regista, che pare abbia sviluppato il soggetto andando a nuotare per dimagrire: “Volevo un mix di toni e di talenti, senza appesantire la visione con riflessioni sui nostri tempi o sulle responsabilità della politica. E volevo raccontare la storia di un gruppo di persone in stand-by, che hanno bisogno di una nuova speranza. Lo sport offre gli spunti giusti. I miei protagonisti sono uomini fragili, marginali, complessanti, non valorizzati, sono il contrario del macho, ma hanno una bellissima storia di solidarietà maschile e umana da raccontare”. Nel cast, fra gli altri, Benoit Poelvoorde (il volto da folletto di “Dio esiste e vive a Bruxelles”), il bellone Guillaume Canet, Leila Bekhti, Virginie Efira. Appuntamento nei cinema italiani dopo giugno. E chissà che qualcuno già non pensi a un remake di casa nostra.

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