Cannes, c'è un film su Navas Fra Zidane, Real e fede


Si è presentato all’incontro con i giornalisti in ritardo di più di mezz’ora: non il massimo, per chi deve fare del tempismo un’arte. Ma capita anche ai migliori. Forse l’emozione ha tradito Keylor Navas, il portiere del Real Madrid che oggi ha fatto capolino tra attrici famose e uomini in smoking lungo la Croisette. Dove lo sport trova sempre più spazio, peraltro, almeno nel mercato dei film da distribuire o produrre. Navas presentava “Hombre de fe”, ovvero “uomo di fede”, un film sulla vita di questo portiere nato in Costa Rica, in Spagna dal 2010 con Albacete e Levante, infine nel Real dal 2014.
HISTORIA REAL — Con una operazione anche curiosa, visto che Navas gioca ancora, la pellicola di Dinga Haines racconta una parabola umana e sportiva che è sostanzialmente quella del giocatore e infatti si dichiara ispirata a “una historia real”, con facile gioco di parole: l’obiettivo è rappresentare, tra fiction e realtà, la vita del portiere dalla nascita fino all’arrivo al Bernabeu. Ma, soprattutto, mettere un particolare accento sulla religiosità del giocatore, sin da quando si vede il ragazzino che ne interpreta gli anni della preadolescenza indossare una collana con una croce, prima di una trasferta. E poi, ecco il Navas di oggi, che studia la Bibbia in orari in cui qualche collega si attarda per locali, guarda film da ora di catechismo ed è convinto che Dio lo ami persino quando sbaglia una partita. “Ho accolto Cristo nel mio cuore e il mio eroe ha cominciato a essere Gesù”, ha detto Navas, “l’unico che mi motiva sempre e mi assicura la forza per andare avanti, dandomi pace e tranquillità nei momenti difficili”.
ZIDANE — Non è un caso, del resto, che in “Hombre de fe”, in cui compaiono molti volti noti agli appassionati tra cui Zinedine Zidane, lo stadio del Real venga spesso inquadrato dal basso verso l’alto, con lo sguardo che avrebbe un fedele che entra, devoto, in chiesa. Distribuito già in Spagna e Messico, il film cerca acquirenti a Cannes anche per l’Italia. Navas lo sa e sa fare promozione: quando gli hanno chiesto cosa lo turbasse di più tra la finale di Champions contro il Liverpool e la scalinata rossa del Palais, ha fatto capire di temere più la seconda. “Mi innervosiscono un po’, tutti quei gradini”. Eppure i buoni cristiani non dovrebbero mentire. Mai.

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