Ammaniti: "Roma peccato Ma siamo da applausi"


A lui “Il Miracolo” è riuscito, alla sua Roma contro il Liverpool no. Niccolò Ammaniti, scrittore premio Strega per “Come Dio comanda”, ha appena finito di presentare alla stampa “Il Miracolo”, appunto, serie tv di cui è autore, sceneggiatore e anche regista e che sarà trasmessa in otto puntate su Sky Atlantic a partire dall’8 maggio. Una serie decisamente d’autore dunque, che parte da uno spunto soprannaturale come la statuetta di una Madonna che inizia a lacrimare sangue e che, con toni quasi sempre inquieti, si snoda tra le reazioni di personaggi profondi quanto ambigui, dal primo ministro (Guido Caprino) alla scienziata (Alba Rohrwacher), dal prete (Tommaso Ragno) al generale (Sergio Albelli). Ammaniti ora scarica la tensione, dopo un superlavoro di cui va giustamente fierissimo, ma la voglia di parlare della sua squadra non gli manca.
Niente miracolo allora.
“Il miracolo è importante anche tentarlo, nel nostro caso sfiorarlo. Nel secondo tempo abbiamo fatto sul serio e anche se non siamo andati in finale, non posso proprio non essere contento del percorso che abbiamo fatto in questa Champions”.
Era allo stadio?
“Amo lo stadio, ci vado spesso. E ieri sera, nonostante fossi nervoso per la presentazione di oggi, c’ero anch’io. In tanti anni di Olimpico posso dire con certezza di non averlo mai visto così pieno e carico. Ci abbiamo creduto fino in fondo e alla fine credo sia successo qualcosa che ha davvero a che fare con la fede. Quegli ultimi due palloni in porta li abbiamo spinti noi”.
È quel “romanismo” di cui ha parlato De Rossi. E che forse ha avvertito anche Salah.
“Beh, all’andata aveva fatto il pazzo. Stavolta è probabile che abbia sentito questa presenza nell’aria e non sia riuscito a fare tutto quello che avrebbe potuto”.
E adesso che succede?
“La Roma è una squadra incostante, legata a noi tifosi da un rapporto d’amore fatto di piacere e dolore. Quello che davvero spero è che vengano tenute le cose buone che sono emerse quest’anno, senza ripetere quanto è accaduto proprio con Salah. Due giocatori su tutti: Alisson e Dzeko. Ecco, per piacere, cerchiamo di non venderli”.

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